di Marco Agustoni

Dopo un successo come You’re Beatiful, rischi di bruciarti la carriera. Eppure James Blunt, giunto con Some Kind of Trouble (in uscita il 9 novembre) al suo terzo disco, sembra voler mantenere la testa sulle spalle e andare avanti a fare semplicemente la musica che vuole lui, senza curarsi troppo di tormentoni, gossip e celebrità. In Italia passerà in tour nel 2011: il 13 marzo al Palalottomatica di Roma, il 14 al Mediolanum Forum di Milano. Ecco come ha presentato il disco alla stampa.

Come si pone questo nuovo album rispetto ai suoi due predecessori?
Vedo i primi due album come collegati tra loro: il primo era un po’ ingenuo e il secondo una reazione a tutto quel che era seguito al primo disco. Con loro ho chiuso una sorta di ciclo e con questo ne ho aperto uno nuovo. Some Kind of Trouble è molto più ottimista e uptempo.

Si sente sotto pressione, visto il successo riscosso finora?
Il punto non sono le copie vendute, ma il fatto che grazie a questo successo io sono libero di fare la musica che voglio. Certo, so bene che c’è una casa discografica che vuole che io venda dei dischi, ma non sono preoccupato. Ad alcuni piace il bianco, ad altri il nero, io non posso fare il grigio per accontentare tutti. Per dire, Same Mistake era stato un successo enorme in Sud America, mentre negli Stati Uniti per niente… eppure era la stessa canzone!

Come si relaziona alla fama?
Una delle canzoni dell’album, Superstar, è la storia di un adolescente di oggi, che quando accende la tv è bombardato di messaggi che gli dicono che l’unica cosa che conta è diventare famosi, gli dicono che musica ascoltare e che vestiti scegliere. Oggi i ragazzini ti dicono solo che da grandi vogliono diventare delle star. Ma le vere star sono i medici, gli insegnanti…

Molte star oggi si espongono sui social network: lei come la pensa in proposito?
Non mi sentivo a mio agio all’idea di utilizzare cose come Twitter (nda: ecco il suo account) o Facebook, perché di certo non ho voglia di raccontare a tutti quanti che cosa ho mangiato a colazione. Non ho un ego così smisurato da voler dire tutto quel che faccio e un po’ mi spaventa il fatto che ci sia qualcuno che lo possa trovare interessante. Ma ho scoperto che grazie ai social network posso comunicare con il mio pubblico senza mediazioni.

Le danno fastidio i gossip che la riguardano?
Cerco di pensarci il meno possibile. Da una parte mi descrivono come un romanticone, anche se io non mi sento tale. Dall’altra invece dicono che sono sempre a fare feste nella mia casa di Ibiza e anche questo non è vero, visto che lavoro quasi sempre. So che è difficile controllare quel che la gente dice di me, quindi vivo come voglio senza preoccuparmene.

Il video del nuovo singolo, Stay the Night, ha un’ambientazione surfistica per una sua passione personale?
Ho scritto la canzone in California e semplicemente il video si adattava bene. Ho fatto video in cui venivo sepolto vivo, buttato da una scogliera o in cui prendevo fuoco… per questo abbiamo scelto qualcosa di più tranquillo e rilassante.

Il fatto che la sua You’re Beautiful sia diventato un vero e proprio tormentone le è in qualche modo pesato?
Direi che non è poi un così brutto problema! Sono contento di avere un nuovo album da suonare dal vivo, ma in concerto farò anche i pezzi vecchi e so che quando suonerò quella canzone ci sarà tutto il pubblico che la canterà assieme a me, quindi non posso che esserne felice.

Cosa ci dobbiamo aspettare per il suo nuovo tour?
La gente di solito rimaneva stupita nel vedere che i miei concerti erano più energetici dei miei album… e visto che questo disco è il più allegro di tutti quelli che ho fatto, lo si noterà ancora di più. Tra l’altro, se prima mi sentivo semplicemente un solista con una chitarra, ora mi sento come il leader di una vera e propria band.