Articolo di Marco Agustoni

Foto di Barbara Ferrara

Hip hop a Milano: guarda la fotogallery

Scopri la mappa dell'hip hop a Milano

A Milano l'hip hop è come prendere il tram: una cosa di tutti i giorni. Lo senti dalle autoradio, lo vedi nei negozi e nelle pubblicità e se giri per la zona delle Colonne di San Lorenzo ti può capitare facilmente di incrociare qualche rapper famoso. Senza dubbio, l'hip hop meneghino (e, a livello più ampio, italiano) sta attraversando un momento di grassa. Eppure, c'è anche l'impressione che, come spesso avviene nel capoluogo lombardo, le tensioni creative finiscano per trasferirsi dalle strade ai locali, dalle piazzette alle vetrine: come spesso avviene, dal pubblico si finisce per passare al privato. Non che in questo ci sia per forza qualcosa di male, ma è sorta spontanea la curiosità di verificare quali siano, oggi, i luoghi in cui si respira l'hip hop a Milano.

Non c'è nessun intento di fornire una lista esaustiva: questa ricerca va presa più che altro come una scampagnata per alcuni dei posti più significativi per l'hip hop in questa città, avendo ben presente che ce ne saranno molti altri che ci siamo persi nel cammino. Per fare ciò, abbiamo deciso di coinvolgere personalità di spicco della scena milanese. Secondo alcuni degli mc, dei writer o dei dj incontrati, questo genere musicale e ancor prima questa cultura si trovano in un vero e proprio stato di grazia. D'altro canto, come già si accennava, altri hanno suggerito che l'hip hop lo si viva sempre meno in strada e sempre più in altri posti (spesso virtuali). Senza voler dare un bilancio definitivo sulla questione, ecco come è andato questo viaggio, nell'arco di un'ideale giornata, attraverso i luoghi dell'hip hop a Milano.


Radici

Per sapere come cresceranno i rami è necessario conoscere le radici. Risulta perciò doveroso cominciare il giro da quello che è stato, sin dagli inizi, il luogo simbolo dell'hip hop in questa città, per quanto oggi versi in uno stato di abbandono. Stiamo parlando del Muretto vicino a piazza San Babila, dove sono cresciute intere generazioni di writer, breaker, dj ed mc e dove sono state poste le fondamenta di questa cultura a Milano e in Italia. Certo, lo scenario è cambiato parecchio da allora: non solo qui non si ritrova più nessuno, ma il passaggio che portava a corso Vittorio Emanuele è stato addirittura tappato dalla costruzione di un nuovo megastore. Molte delle persone che incontreremo nel corso di questo viaggio ci parleranno del Muretto con malinconia e parole di solito riservate a luoghi leggendari. Eppure c'è anche chi, pur essendo stato parte integrante del gruppo di ragazzi che ha animato questa piazza, non perde tempo a piangere il passato, ma anzi guarda al futuro dell'hip hop milanese con malcelato ottimismo. 

“È cambiato un po' tutto, qui.”, spiega Caneda, artista affermato, rapper e oggi membro della Dogo Gang (leggi l'intervista completa). “Ma ci sta, perché l'importante è che ci sia cambiamento, nella vita, mentre se una cosa sta ferma muore”. Chiacchieriamo con questo ex membro della storica crew milanese dei 16K appollaiati sul Muretto, guardandoci intorno in cerca di una traccia del suo glorioso passato. “Eravamo un gruppo di amici che si ritrovava qui ad ascoltare musica, a ballare, a parlare, a dipingere”, racconta Caneda. E ammette: “Era bello, è stata un po' la nostra golden age”. Ma come si è accennato, il pensiero è rivolto in avanti: “L'hip hop ha vissuto una bellissima evoluzione. È nato in strada tra quattro amici e poi è sbocciato per alcuni nel lavoro della propria vita, tra gallerie, major, tv o su internet, fino ad arrivare nei musei o in classifica”. In quanto ai luoghi dove vivere l'hip hop in strada, però, “forse non ce ne sono più. Ci sono dei bar, come il Berlin. Volendo il Borderline, che è un negozio con dentro artisti e grafici... Ma non c'è un secondo Muretto”.


Il suono della strada

Abbandonate le vestigia del Muretto e superato il Duomo, il nostro cammino prosegue giù per via Torino. Prima di fare tappa al Berlin Cafè di via Gian Giacomo Mora, si impone una tappa in via De Amicis, dove si trova WAG, capostipite dei negozi street wear a Milano e in Italia. “Il negozio è nato nel 1990”, spiega il proprietario, Alberto. E se nel tempo è diventato un punto di riferimento per gli appassionati di hip hop “è stata più che altro la conseguenza di una passione in comune. Con gli amici ci si trovava qua di giorno, mentre poi la sera si organizzavano situazioni in altri posti. Era un'altra Milano, c'erano molti più spazi e meno limitazioni su alcolici, orari e volumi della musica. Siamo stati un po' pionieri, ma alla base c'era molto divertimento. Come io ho aperto il negozio, altri hanno portato avanti il discorso per quanto riguarda il writing, la breakdance o il djing”.

Chiacchierando con Alberto, emerge che forse, di luoghi significativi per l'hip hop, a Milano non ce ne sono più: “Questo è figlio dei tempi moderni. Una volta la necessità di ritrovarsi in strada era anche dovuta al fatto che non c'erano altri mezzi di comunicazione. È bello trovarsi in giro, parlare, bersi una birra con gli amici, però è anche bello comunicare con tutto il mondo mentre stai comodo a casa tua. In questo poi c'è anche la colpa del Comune e dei nostri governanti, che impediscono di ritrovarsi in una strada.  È un problema sociale della nostra città che ritroviamo in molti ambiti, non riguarda solo l'hip hop”.

Ma anche se forse di veri e propri luoghi simbolo non ce ne sono, i punti di riferimento non mancano: “Il centro sociale suona sempre il suono della strada, quindi lì dentro l'hip hop continuerà ad esserci. Il Cantiere [nda: guarda la fotogallery] si muove molto bene, così come pure il Leoncavallo, anche se in entrambi non si fa solo hip hop. A livello di club si va un po' a rotazione, gli organizzatori di questo tipo di eventi sono costretti a zingarare un po' da un posto all'altro a seconda degli accordi. Adesso c'è l'Atlantique, c'è sempre stato il Barrios... il Miss Combino come bar è uno di quelli più costanti sul versante hip hop”.


Overground

Usciti da Wag, bastano pochi passi per arrivare al Berlin Café, giusto dietro le Colonne di San Lorenzo. Qui si ritrovano abitualmente i Club Dogo, oggi una delle realtà hip hop più quotate a livello nazionale, con il loro disco Come è bello essere noi che appena uscito è balzato al secondo posto nella classifica delle vendite (leggi l'intervista).  “Hai presente quando Fonzie andava nel cesso del fast food di Al in Happy Days e lì era il suo ufficio?”, racconta Jake la Furia davanti a una pinta di birra. “Ecco, per noi è un po' lo stesso. Poi è diventato un luogo conosciuto nell'hip hop perché cresceva in maniera parallela al nostro successo. La gente ha cominciato a venire per vedere noi o Marracash”.

Come Alberto, anche per i tre Dogo non è così immediato indicare quali siano i luoghi chiave dell'hip hop a Milano. “Luoghi non ce ne sono più, perché è cambiato il modo dei ragazzi di relazionarsi alla vita. Una volta scendevi in strada e non è che c'erano Facebook o YouTube”, prosegue Jake. Don Joe conferma: “Andavi al Muretto e se volevi essere qualcuno lo dovevi dimostrare”. Per ultimo, anche Gue Pequeno dice la sua: “Si può dire che questo sia un luogo hip hop, ci vengono gli artisti, gli appassionati, si ascolta musica... ma è comunque una cosa diversa”.

In ogni caso, davanti al suggerimento che, forse, l'hip hop abbia lasciato strade e centri sociali per trasferirsi all'interno di locali e discoteche, i Club Dogo rispondono sicuri: “Era anche l'ora. Parliamone come se fosse una carriera lavorativa: uno di solito vuol migliorare la propria vita. Non è che visto che l'hip hop in passato è stato erroneamente associato ai centri sociali, allora deve rimanere nei centri sociali, ma anzi è giusto che provi a sdoganarsi nei locali fashion”. Finita la birra, salutiamo il gestore del Berlin, Matteo, e proseguiamo il nostro cammino.


Cambiare la realtà

Giunti a questo punto, il viaggio impone una deviazione. La prossima tappa non sarà una piazzetta, un negozio o un locale, bensì un luogo in senso più esteso, ma comunque inscindibilmente legato all'immaginario hip hop: la periferia. Dalla fermata centrale di Missori proseguiamo sulla linea gialla della metropolitana fino a Rogoredo, quartiere marginale della periferia sud est milanese, tagliato fuori dal resto della città da una tangenziale e un passante ferroviario. Qui, proprio dietro il disastro urbanistico di Santa Giulia, incontriamo Oscar White, mc balzato agli onori delle cronache grazie a una famosa puntata di Anno Zero.

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