di Marco Agustoni

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Il viaggio alla ricerca dei luoghi dell'hip hop milanese termina al Café Atlantique, discoteca di viale Umbria dove tutti i venerdì ha luogo la serata Sold Out, dedicata al rap e ai suoi protagonisti. Qui una volta al mese viene come resident dj il volto di Hip Hop TV (Canale 720 di SKY) Max Brigante,  che stasera ha come ospiti i Two Fingerz. Ci ha accolto nel privé del locale in attesa di salire in console e ha chiacchierato con noi della sua passione per questa musica e cultura.

Come affronterai questa serata?
La mia avventura di quest’anno all’interno della serata Sold Out qui al Café Atlantique è molto entusiasmante. Ho una residenza mensile e la utilizzo per offrire sempre qualcosa di nuovo e per condividere una vetrina con altri artisti. Ogni mia serata in pratica diventa una Hip Hop TV Night con un ospite diverso: a settembre abbiamo avuto una cantante bravissima, Michelle Lily, con dei ballerini spettacolari che promuovevano l’uscita del film Step Up 3D. Questa sera invece avremo i Two Fingerz, uno dei gruppi emergenti nell’hip hop italiano, che presenteranno il loro nuovo videoclip, e con loro faremo uno showcase molto particolare che abbiamo preparato nelle ultime settimane. E ovviamente avrò molte sorprese anche per i prossimi mesi. Mi chiedevi come mi preparo… di solito per una serata non ci si prepara in maniera maniacale, ma questa all’Atlantique è molto particolare, è un vero e proprio show, e quindi la preparazione è piuttosto lunga.

Hai già una selezione musicale pronta?
La mia attitudine in console è legata, di solito, all’onda che ricevo dal pubblico e quell’onda devi riuscire a cavalcarla. Ma questa sera per forza di cose abbiamo fatto uno show, anche perché vorremmo sperimentare un po’ con le canzoni dei Two Fingerz. Sarà uno spettacolo molto più dance rispetto ai loro live, ci saranno delle basi dei Daft Punk sulle quali cercheranno di mettere le loro rime… quindi una traccia ci sarà, ma in ogni caso l’improvvisazione rimane fondamentale.

Two Fingerz - Hey Dj



Ci puoi dare qualche anticipazione sugli ospiti dei prossimi mesi?
Non molto. Però posso dirvi che i cantanti hip hop italiani che presenteranno i loro dischi nei prossimi mesi molto probabilmente passeranno dall’Atlantique.

Il pubblico di queste serate è composto solo da appassionati di hip hop o è più variegato?
Il pubblico cambia come cambia la musica, è tutto molto diverso oggi nel 2010 che quando ho iniziato nel ’96. Questa serata in particolare ha un pubblico molto ampio, non per forza di appassionati. È un pubblico che ama divertirsi e ama l’hip hop per quel che è oggi, cioè un genere mainstream con una sfaccettatura anche pop, nel senso di popolare, per cui è qualcosa di molto diverso rispetto a metà anni Novanta.

Così come secondo alcuni la street art ha lasciato la strada per entrare nei musei, si può dire che l’hip hop abbia lasciato la strada per entrare nei locali?
Sicuramente è un po’ vero, ma non è stata una scelta messa giù a tavolino, è solo la naturale evoluzione delle cose. Come per la street art alcuni artisti si sono trovati alla Triennale, così alcuni musicisti hip hop si sono trovati nei locali, in tv o nelle classifiche. È l’evoluzione di un genere musicale che è partito dal basso ma è arrivato molto molto in alto: abbiamo esempi eclatanti non solo negli Stati Uniti, ma anche qui in Italia dove i Club Dogo sono secondi in classifica. Quindi la vivo come una cosa naturale, non come qualcosa che debba destare allarmismo. Anzi, mi sembra solo qualcosa di positivo che l’hip hop sia entrato nei club. Non solo a Milano ma in giro per tutta l’Italia l’hip hop si sta difendendo molto bene.

Dato che l’hip hop è in qualche maniera diventato una moda, c’è il rischio che passi e torni a essere un genere di nicchia?
Credo che l’hip hop sia, oltre che una cultura, un genere musicale con delle radici talmente profonde e abbia già vissuto una serie di onde tanto basse che alte, da non avere di questi problemi. Ormai è come il rock: può essere più o meno di moda, ma non morirà mai. Poi tutto lascia pensare che nei prossimi anni si sentirà molto hip hop.

Quali sono secondo te i luoghi dell’hip hop a Milano?
L’hip hop a Milano non è più come negli anni ’90 quando aveva i suoi piccoli e ristretti spazi… non c’è più il Muretto, che va sempre citato e ricordato perché è un luogo unico e magico, quasi spirituale, dove tanto si è fatto per l’hip hop. Io non ho avuto la fortuna di frequentarlo, ma ne ho sempre sentito parlare e ho conosciuto persone che sono nate e cresciute lì e ho imparato molto da loro. Oggi è tutto diverso. Ti potrei dire che la sede di Hip Hop Tv, dove io passo la maggior parte del mio tempo, è diventato uno dei luoghi dell’hip hop, visto che ospitiamo un artista diverso quasi tutti i giorni. L’Atlantique stesso quest’anno fa la voce grossa per l’hip hop a Milano e in Lombardia. Ma la cosa bella è che anche la Triennale di Bovisa è un luogo importante per l’hip hop: basta fare la via che ti porta fin lì e attraversi tutta una serie di graffiti molto belli. Non c’è più un posto perché l’hip hop è dappertutto.

Per chiudere, in questi anni da appassionato e da professionista dell’hip hop, come te lo sei visto cambiare davanti?
L’ho visto crescere e allo stesso tempo sono cresciuto assieme a lui, perciò è stato bellissimo. Quel che personalmente mi fa più piacere e che ho visto questo genere uscire dai confini, che vuol dire confrontarsi e maturare, e questo mi dà molta energia e soddisfazione.