di Fabrizio Basso e Marco Agustoni

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Torino, Palaolimpico. Tutto esaurito per il grande show di Lady Gaga, come lo sarà i prossimi 4 e 5 dicembre a Milano. Stefani Joanne Angelina Germanotta, questo il chilometrico nome della nuova regina del pop: dopo Britney Spears, Rihanna e Beyoncé tocca a lei. E dire che non sono passati neanche due anni da quando, semisconosciuta, apparve in un palasport bolognese per far ascoltare, accompagnata da un corpo di ballo improvvisato, Just dance, il singolo che non le fece neanche sfiorare la fama. Ma la dark lady del pop ci crede e poco tempo dopo offusca Madonna con Paparazzi, la canzone che le regala il successo. Come in Scarface, il mondo è suo. Prova a portarglielo via Kesha, giovane, pimpante e arrogante figlia d'America, ma Lady Gaga la guarda da almeno venti centimetri da terra, sforna l'album The Fame Monster, composto da una sequenza di singoli da brivido, e la rigetta nel limbo.

Le dark Lady, di solito, appaiono a mezzanotte. Lei sconcerta anche in questo: ieri a Torino il sipario si alza prima delle 21. Tra il pubblico è tutto un luccichio di corna da diavoletto, papillon e orecchiette intermittenti. Qualcuno azzarda addirittura un copricapo improponibile à la Gaga. La giovane Germanotta si presenta, inizialmente, sotto forma di immagine proiettata su un grande telone, ma già questo basta ad accendere la folla. Quando appare la sua ombra su sfondo viola e Lady Gaga accenna anche solo una mossa, sale l'entusiasmo. Finita l'intro si parte con Dance in the Dark e in una scenografia fatta di scritte al neon (una, curiosamente, recita “Mr. Bung Bung”, ma è difficile pensare che si tratti di un riferimento alle vicende politiche nostrane) la diva sfoggia subito le sue carte.

Un live di Lady Gaga è un'esperienza particolare: la scenografia è a dir poco satura di stimoli e difficilmente si può trovare il tempo di annoiarsi. Lei, con i suoi capelli color giallo canarino, è un continuo cambio di abiti, da vampira a suora sexy, da fatina a diva zombie. E sul palco non si fa mancare nulla: arpiste, metallari, travestiti e secchiate di ballerini. Ma anche un'automobile, un vagone della metropolitana e una serie di strumenti mutanti, tra i quali una curiosa bass-synth-tastiera. Tra un brano e l'altro, Gaga parla al suo pubblico, ringrazia di continuo i suoi “Little Monsters” - così chiama i suoi fan – e li incita a inseguire i loro sogni. E i piccoli mostri rispondono a ogni suo appello con un boato.

Dopo che Just Dance e qualche altra traccia hanno scaldato l'atmosfera, a far alzare tutte le mani ci pensa il singolo Telephone. Ed è qui che per la prima volta la voce di Lady Gaga trema (forse con un pizzico di teatralità): quando, dopo essersi avvolta attorno la bandiera tricolore, si siede a un piano in fiamme e ricorda il nonno Giuseppe Germanotta, scomparso di recente, e gli dedica Speechless. Dopodiché si ritaglia lo spazio per presentare You and I, brano che andrà a far parte del nuovo album, Born This Way. Ma l'artiglieria pesante Gaga se la tiene per il finale, quando infila di seguito Alejandro, Poker Face e Paparazzi e, improvvisatasi Scream Queen, sconfigge un enorme mostro tentacoluto grazie a un reggiseno che fa scintille. Dulcis in fundo, il bis è dedicato al successo planetario Bad Romance. Il Palaolimpico di Torino è definitivamente espugnato. Non ci rimane che una considerazione finale: solo nei rari momenti in cui si ferma, possiamo vedere Lady Gaga per quella che è al di là del trucco, ovvero una ragazza bruttina e non proprio filiforme. E pensando a tutte le stangone che le fanno concorrenza non possiamo fare a meno di provare simpatia.