di Fabrizio Basso

Rieccoli i Negramaro. Dopo tre anni di silenzio, la band salentina torna con un nuovo album, Casa 69, e con la giusta rabbia per sfidare il mondo. Sono rilassati e sereni. Seduti in fila davanti a noi, su sei poltrone color vermiglio. Giuliano Sangiorgi, Emanuele Spedicato, Ermanno Carlà, Danilo Tasco, Andrea Mariano e Andrea De Rocco hanno lavorato due anni a questo disco. Sono stati in Canada per produrlo. Hanno realizzato un video in 3D la cui versione extended Sky Uno proporrà in esclusiva venerdì 26 novembre 2010 alle ore 19.30. Caterina Caselli, che con la sua etichetta Sugar li coccola da anni, ha parlato di un "disco consapevole".

E' un po' che non vi si vede.
Vero. Per tre anni siamo stati assenti ma non abbiamo svernato ai Caraibi. Abbiamo scritto tanto e fatto prove. Ci siamo fermati perché volevamo una maggiore profondità.
Soddisfatti?
Molto. Ci sentiamo completati. In queste liriche ci sono condensate due anni di emozioni.
Perché Casa 69?
Quella canzone è l'epicentro del disco. Abbiamo sentito la necessità di rientrare in casa dalla finestra che avevamo usato tre anni fa per osservare il mondo.
Un disco introspettivo, dunque.
E' il disco dell'Io, del Soggetto, dell'Uomo. Il tempo ha ossessionato Mentre Tutto Scorre. Con La Finestra abbiamo esplorato lo spazio. L'uomo è la sintesi perfetta di quei due concetti.
Volete dire che anche vi siete ritrovati?
Siamo i sei degli inizi. La Casa 69 è una comune vera, una collettività che speriamo possa assurgere a esempio sociale. L'emozione più grande è stata avere bisogno l'uno dell'altro. Anche avere dei dissidi: è bello avere a che fare con chi non la pensa come te. La libertà non è quella che ci raccontano in televisione ma è quella che parte e germoglia anche da sole due persone.
Dedicate una canzone a Mia Martini.
Comunque vadano le cose (Scusa Mimì) è uno scusarsi umanamente. Era una comunicatrice universale. Spesso le persone faticano ha mostrarsi per quel che sono e più ci si impegnano più chi sta di fronte vede quello che vuole. Si vede nelle facce degli altri, con sgomento, quel che non si riesce a dimostrare di noi. Io ho visto la sua prigionia. E' un brano sull'incomprensione.
Anche Io non lascio traccia, dedicata a carmelo bene, tratta l'incomprensione.
Lui ci ha insegnato a non riconoscerci nei limiti. Ha disintegrato l'io per far nascere tanti piccoli io migliori.
Avete realizzato il disco a Toronto, con la supervisione di David Buttrill, già con Placebo, Muse e David Bowie: basta Corrado Rustici?
Intanto questo è il suono che ci appartiene. Con Corrado nessun problema, con lui abbiamo fatto due album che sono storia. Buttrill era in sintonia con i nostri gusti musicali. Ci ha fatto sentire subito a nostro agio e questo è fondamentale.
Che vi è restato del concerto all'Aquila?
Speriamo che la gente continui a comprare legalmente quello che abbiamo fatto: in questo modo qualcosa resterà e durerà a lungo. Mette tristezza il fatto che troppi interessi impediscano di risanare la situazione.
A proposito di politica: che pensate di Nicky Vendola?
Ci piace.
Concerti?
Da febbraio. O marzo. Stiamo lavorando in una masseria del Salento. Abbiamo voglia di masticare la povere del palco (sarà Live Nation a seguirli in tour, ndr).

Casa 69 è un album da ascoltare. Più e più volte. Ci sono i suoini vintage figli di strumenti vintage e non artefatti come troppo spesso accade. C'è la voce di Giuliano che riempie la mente. In Basta Così c'è la presenza suggestiva di Elisa. Chitarre e sintetizzatori si sposano in Manchi. Luna racconta, con melanconia, di una prostituta che vive la strada in compagnia soltando del suo chiarore e di molte persone sporche, più dentro che fuori. Il Gabbiano spiega che si può sconfiggere un temporale. Saranno anche rientrati, dalla finestra, ma quante belle storie ci sono tra i muri di Casa 69.