di Marco Agustoni

Guarda la fotogallery delle popstar irlandesi

Irlanda, nemmeno quattro milioni e mezzo di abitanti eppure un tasso di popstar pro capite come in poche altre nazioni al mondo. In testa, i sovrani indiscussi, gli U2 di Bono Vox. Ma a seguire grandi nomi come Cranberries, Sinead O’Connor e via dicendo. Ci dev’essere un qualche tipo di legame privilegiato tra questa terra e la musica in generale. A provare a spiegarcelo ci pensano The Script, ovvero la next big thing made in Ireland, cui gli stessi U2 hanno concesso l’onore di aprire uno dei loro concerti (e non solo: nel video della loro For the First Time appare Eve Hewson, figlia di Bono). Appena usciti con il loro secondo disco, Science & Faith, si esibiranno in Italia il 10 febbraio 2011, all’Alcatraz di Milano.

Allora, cosa c’è di così speciale nell’Irlanda per sfornare così tante band e musicisti?
Lo vedi questo? È il nostro passaporto e sopra c’è un’arpa. Probabilmente siamo l’unica nazione al mondo con uno strumento musicale sul passaporto e questo spiega tutto. Fa parte della nostra cultura e della nostra tradizione, è qualcosa che abbiamo dentro.

Avete definito la realizzazione del vostro nuovo album, Science & Faith, una vera lotta: come mai?
Nel primo disco c’era dentro tutta la nostra precedente vita. Ma per il secondo album hai solo pochi mesi a disposizione… per questo dicono che sia quello più difficile da azzeccare.

Nelle vostre canzoni parlate anche della profonda crisi che attanaglia l’Irlanda, così come tanti altri Paesi…
È difficile raccontare queste cose, anche perché sui giornali non se ne parla quasi più. Ma una volta tornati a Dublino dopo il nostro precedente tour, ci si sono aperti gli occhi. La nostra gente sta perdendo tutto quello che aveva. Ma non vogliamo mostrare solo il lato negativo di questo: eravamo diventati troppo attaccati al denaro, troppo materialisti. Ora le persone hanno ripreso a sedersi a tavola con gli altri e a mangiare, bere e chiacchierare assieme.

Avete rifiutato di scrivere per artisti come James Blunt e Beyoncé: non eravate interessati?
Ora siamo totalmente concentrati sul nostro progetto, per noi è come una campagna presidenziale, non abbiamo tempo per nient’altro in questo momento. Ma non è che non ci interessi, noi siamo tutti e tre autori e produttori. In futuro, magari.

Com’è cambiata la vostra vita privata col successo?
Non ne abbiamo praticamente più una! Ma va bene così, perché questo è il sogno che abbiamo sempre inseguito e per portarlo avanti devi girare il mondo senza sosta. E del resto suonare davanti a così tante persone è una cosa fantastica.

Come è nata la collaborazione con la figlia di Bono per il video di For the First Time?
L’abbiamo messa nel video solo perché è una brava attrice. Noi siamo in apertura di carriera e lei pure, quindi ci è sembrata una buona idea.

E a chi dice che gli U2 vogliano passarvi il loro testimone?
Rispondiamo che è un testimone troppo grande per chiunque. Loro sono una band leggendaria. E poi siamo anche piuttosto diversi da loro.