di Marco Agustoni

La convocazione è alla Casa 139 di Milano, dove Garbo si sta preparando per un concerto, proprio al termine del soundcheck, quando il cantautore nato artisticamente nel periodo della new wave dei primi anni ’80 si sta esibendo con uno dei suoi nuovi brani, Quando cammino. Assieme a Gira in continuazione e In controluce, questo pezzo fa parte di L’altra zona, maestoso cofanetto che oltre a questi tre inediti raccoglie tre album rimasterizzati, un cd di mp3 di tre dischi diversi, un dvd e un libretto di ventotto pagine. L’occasione per il lancio di questa vera e propria reliquia per i fan dell’artista, è il trentennale della carriera di Garbo, che esordì come musicista nel 1981. Ecco come ci ha parlato di questa ricorrenza.

Trent’anni di carriera: viene spontaneo fare un bilancio.
Trent’anni… sembra un luogo comune, ma viene da dire che sembra ieri e il tempo è volato. Ed effettivamente è così. In questo periodo sono accadute tante cose, ho fatto tanta musica, tanti concerti, incontrato tante persone. Penso che tutte queste esperienze mi abbiano maturato, come persona prima ancora che come musicista. Tornassi a monte rifarei le stesse cose, nel bene e nel male.

Qual è la sensazione nel trovarsi davanti un cofanetto simile?
Soddisfazione. Penso di aver fatto onestamente e in modo dignitoso tutto quello che volevo fare.

A istinto qual è stata la più grande soddisfazione di questa carriera?
Al di là degli aneddoti e dei momenti particolari, è quella di aver accumulato tante esperienze di vita attraverso il confronto con la gente. Andandomene via e lasciando il pianeta potrò dire: “Bene, sono contento, ho vissuto pienamente facendo tante cose”

Quale è stato, secondo lei, il marchio di stile che in questi trent’anni l’ha sempre resa inconfondibile all’interno del panorama musicale italiano?
Ciò che credo mi caratterizzi di più è una vocalità personale, che mi rappresenta in pieno, e il fare musica cercando di darle un respiro meno provinciale. L’altra zona è proprio questo: cercare di dare luce a quella musica italiana meno omologata e un po’ più anomala. Questo valeva ancor di più quando cominciai negli anni ’80 e il tessuto musicale italiano era diviso in due grandi fazioni: la musica nazionalpopolare melodica e quella dei cantautori. Io mi posizionavo in una posizione intermedia, altra. E forse questa oggi è una zona più riconoscibile e più praticata.

Veniamo ai tre inediti: come si legano al resto del cofanetto?
Si ricollegano concettualmente. In ognuno abbiamo cercato di citare dei momenti del mio percorso. Quando cammino è un brano teutonico che rievoca un mio certo linguaggio legato agli anni ’80. Poi c’è Gira in continuazione, pezzo scritto da Luca Urbani, che raccoglie il mio bagaglio del passato attualizzandolo. E poi c’è In controluce, che è stato scritto da un gruppo di Napoli che produciamo, Curtis Jones & the Gossip Terrorists, che ha un sapore autobiografico e un po’ retrò, una componente che mi sono sempre portato dietro in questi anni.