di Fabrizio Basso

Già dal titolo si capisce che è un qualcosa di speciale: Ricoveri Virtuali e Sexy Solitudini. E' un concept album? Sì ma in senso ampio. E poi c'è nell'aria un non so che di sanremese. I Marlene Kuntz possono piacere o non piacere ma di certo non annoiano mai. Cristiano Godano, Riccardo Tesio e Luca Bergia sono fieri di questo album che graffia. E senza mezzi termini.

In Pornorima e Ricovero Virtuale non ricorrete a mezzi termini. Le accuse sono dirette.
Il destinatario è facilmente identificabile. Oggi magari i testi sarebbero diversi. Ogni canzone ha un feeling speciale col momento in cui viene scritta.
In Ricovero Virtuale si attacca internet.
Da dieci anni raccogliamo insulti in rete.
Motivi?
Vari. Ad esempio noi siamo stanchi di sentire riportare ogni nostro disco a Catartica, quello d'esordio. Le persone sono quello che accade su internet. La musica gratuita è un problema, lo dicevamo già cinque anni fa: è la perdita di metà del nostro lavoro. Dietro il click che scarica un disco ci sono mesi di lavoro: con che voglia si va in sala di registrazione per creare un qualcosa cui si accederà gratuitamente? In tutti i nostri dischi nessun brano è mai entrato come riempitivo.
Siete per l'abolizione di internet?
Non siamo anacronistici e non vogliamo tornare indietro.
Voi siete figli degli anni Novanta, un decennio che dicono che alla musica abbia dato praticamente nulla.
E gli ultimi dieci anni? Il Duemila che ha lasciato? Niente a memoria nostra. I Novanta invece in Italia sono stati floridi.
Tipo?
Hanno visto nascere gruppi importanti: Almamegretta, 99 Posse, Verdena, Subsonica, Afterhours....noi parliamo di fasce media. Nel Duemila sono nati i Negramaro, ma loro sono popstar.
Oggi non credete ci sia troppa musica?
Vero. E proprio per questa abbondanza non si ascolta più. Un disco a 15, 18 euro è un prezzo onesto, è un investimento che dura nel tempo perché lo si ascolta decine di volte. La musica sta perdendo il ruolo centrale che ha mantenuto fino a 7, 8 anni fa. Non sappiamo dove stia andando ma di certo viaggia verso altri lidi. Il vinile ti introduceva in un mondo: stiamo perdendo emozioni gioiose.
I vostri dischi sono sempre stati ricchi di citazioni colte.
Stavolta abbiamo cercato di evitare certe derive, anche se la parola è brutta. Ci hanno spesso definiti intellettuali per il nostro citazionismo. Ma è normale.
In Ricovero Virtuale e Sexy Solitudini neanche una?
Solo una di Giovanni Pascoli ne L'Artista.
Quale è il sentimento più forte del disco?
La rabbia.
I video li avete girati in Islanda con i Masbedo, che sono Nicolò Massazza e Jacopo Bedogni.
Tempo fa ci avevano chiesto un intervento per un loro progetto di video-arte. Siamo diventati amici ed è stato nell'ordine naturale delle cose che le parti si invertissero. Più che un commento servivano immagini che lasciassero emergere il testo. A noi ricorda il Dead Man di Jill Jarmusch. C'è un po' di Fellini. Non manca Tim Burton.
In Vivo c'è il protagonista disteso per terra, con i palloncini neri appesi agli arti: ricorda lo Scafandro e la Farfalla di Julian Schnabel.
L'idea è quella. Ci sono persone che sembrano defunte e comunicano solo con un battito di ciglia. Intriga entrare nella testa degli altri. L'arte non è mai consolatoria, fa parte dei misteri della persona.
Il progetto Beautiful, che coinvolge anche Howie B e Gianni Maroccolo, prosegue?
Certo, più avanti ci piacerebbe fare un secondo disco. E andare in tour.
E i Marlene in tour da quando?
Da febbraio. Sarà un concerto molto rock.
Andrete a Sanremo?
Ci piacerebbe ma andremmo incontro a tre ordini di problemi: i fan che aborrono il Festival, una diretta televisiva complicata e quel pubblico assurdo in sala che ti guarda infastidito.
I vostri amici Afterhours hanno affrontato queste sfide.
Il Paese è Reale è una canzone strutturata in tre momenti diversi, è un brano difficile. Fossero andati con una ballad sarebbero stati perfetti.
Come si vive in Italia?
Succedono cose che infastidiscono ma a un artista chiedo l'incanto del suo talento, se voglio una opinione politica leggo l'articolo di un editorialista.
Puntate ad andare all'estero?
Abbiamo un po' rimosso le speranze. C'è molto pregiudizio verso il rock italiano. E' come quando il pizzaiolo è straniero: il pregiuzio c'è comunque.
Ma voi siete un grande gruppo?
Certo, se non altro perchè abbiamo fatto otto dischi.

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