di Fabrizio Basso

Una bella storia. Gary Barlow, Howard Donald, Jason Orange, Mark Owen e Robbie Williams non trovano altre parole per descrivere la loro reunion. Si erano già trovati nel 2006, ma senza il reuccio Robbie. Che invece questa volta c'è. C'erano tutti, schierati come una formazione prima del fischio d'inizio, a Milano quando li abbiamo incontrati e intervistati. Davanti all'hotel tante fan. Molte giovanissime. Neanche nei pensieri dei genitori quando nel 1991 hanno sedotto il mondo con Take That & Party. Loro sentono l'affetto. E' uno dei motivi che li ha indotti a riformare la squadra. Hanno qualche chilo in più mascherato da maglioni ampi. Robbie è il più malandrino: fuma, e non si potrebbe per legge, e beve dalla bottiglia, e non si potrebbe per bon ton. Ma chissenefrega...quel che conta è che sono tornati. Con Progress, l'album che li vede tutti all'opera, hanno trapiantato la magia degli anni Novanta nel terzo millennio. E i risultati sono palpabili: in Gran Bretagna hanno già venduto 520mila copie, da 13 anni non si riscontrava un risultato così eclatante. In carriera hanno venduto 80 milioni di dischi, 35 solo nel periodo dal 1992 al 1996 quando si sono separati. In Italia torneranno per un solo concerto a San Siro il 12 luglio 2011, organizzazione Live Nation: già riempito mezzo stadio e mancano nove mesi. Un parto, in pratica.

Finalmente siete tornati!
La nostra è una bella storia, in quest'epoca difficile è una piccola luce che fa guarire. Siamo un po' soap opera e un po' musica.
Pronti anche per il live?
Ci stiamo studiando. Ci saranno canzoni della prima giovinezza e della seconda. Canzoni che sono nate dai singoli o anche da collaborazioni di coppia. Sa cosa le diciamo?
Immagino: che sarà un concerto straordinario.
Di più: vedrete il più grande spettacolo mai visto sulla terra.
Parliamo di Progress?
Volentieri. La prima cosa è stata trovare un produttore che non fosse stato legato a noi in passato e neanche che abbia collaborato con i singoli. Il compito di un produttore è portarci un passo oltre. Il nostro passo oltre è Progress.
E' molto electro dance.
E' la chiusura del cerchio. Era electro dance Take That & Party, nostro primo lavoro: Progress è il fratello più vecchio e saggio. Dovevamo mettere il sigillo anche se sappiamo che la gente ci conosce soprattutto per le ballad.
Nel 2006 vi siete ritrovati ma senza Robbie Williams.
Non ci vedevamo da tempo. C'è voluto un po' di rodaggio per ritrovarci. Il rientro di Robbie è stato più facile da assorbire: noi quattro già c'eravamo e lui era solo.

Mister Williams eppure anche lei doveva esserci nel 2006.
Ero malato. Sono stato in rehab. Ma quando dico malato non mi riferisco a droghe e stress. Mi hanno diagnosticato un paio di problemi che non intendo rievocare: quando ho realizzato l'album Rudebox ho subito detto che non avrei fatto né concerti né promozione. Dico solo che ora sto bene. All'epoca vivevo a Los Angeles con mia moglie e il cane, avevo una vita normale. Sono andato a Londra per i Take That e a Heathrow mi sono trovato davanti una marea di fan: non ero pronto e mi sono defilato.

Gary Barlow ha fatto Shame con Williams.

E' nato prima del documentario Look Back, don't Stare: a Film about Progress (in vendita su dvd dal 7 dicembre 2010, ndr). Ero negli Stati Uniti e sono andato a trovare un vecchio amico, Robbie. Abbiamo trascorso un po' di tempo insieme ed è nata Shame.

Sembrate più uniti rispetto agli anni Novanta.

Eravamo, ai tempi, più giovani ed egoisti. Abbiamo parlato come mai in passato. Era il solo modo per andare avanti, dimostrare che eravamo cresciuti. C'erano dei fili invisibili di amicizia che ci hanno tenuto insieme.
Contenti di tornare in Italia a luglio 2010?
Negli anni Novanta era il paese più pazzo d'Europa. Nel documentario del 2006 abbiamo utilizzato molti video realizzati da italiani.
Davanti all'hotel c'è pieno di ragazze, molte anche giovani: il vostri fascino non tramonta mai.
Le italiane sono donne fantastiche, invecchiano molto più lentamente.
Scherzate o dite sul serio?
Siamo serissimi. Si parla di donne. Stanno a casa più a lungo, assorbono cultura cristiana, hanno valori profondi: entrano più tardi nell'età adulta e si usurano di meno. E poi, voi italiani avete una lingua fantastica.
Scusate?
Intendiamo quella di Dante. Ci piace la ritmica, la metrica. Dante ha unito la vostra lingua.

I Take That dunque sono riapparsi. Solidi e arcigni. Ma sempre inguaribili guasconi. Per la gioia di chi i Novanta li ha attraversati e di chi li ha solo sentiti raccontare.