di Marco Agustoni

Tre virtuosi della scena hip hop italiana – i due mc Paura e Clementino e il dj Tay One – lasciano temporaneamente da parte i propri progetti e uniscono le forze per dare vita a una band, chiamata Videomind, che mescoli il rap alle suggestioni della musica dance ed elettronica. Il risultato è Afterparty, album che riesce a intrattenere senza essere superficiale. Tra gli ospiti del disco musicisti come Roy Paci, Federico Poggipollini e i due Casino Royale Alessio Manna e Patrick Benifei. Il fantastico trio - ospite fisso questa settimana a Hip Hop Tv (canale 720 di SKY), all’interno del programma Made in Italy - ci ha parlato di questo e altro.

Videomind: qualcosa in più di un semplice progetto musicale…
Paura: È un progetto che abbraccia più forme d’espressione, perché oltre a quello musicale, ci piace curare molto l’aspetto visivo. Come Videomind abbiamo degli alter ego robotici, che sono la nostra contestualizzazione in quest’epoca digitale. Noi siamo cresciuti negli anni ’80, non avevamo ancora i videofonini o le Playstation e tutte queste cose, c’è una grande differenza con chi è giovane oggi.
Tay One: Quand’eravamo giovani noi c’era ancora il pallottoliere!

Videomind - È normale



L’aspetto grafico del progetto è curato interamente da voi?
Paura: Sì, è curato da me, perché questo è il mio mestiere, quindi ho sfruttato le mie competenze lavorative. I personaggi dei robot sono stati disegnati da Korvo, un writer leggendario di Napoli che è un nostro amico e fan. Io ho fatto da direttore  artistico, poi alcuni altri amici hanno creato i modelli 3D e curato i rendering. Questi personaggi sono frutto delle suggestioni degli anni in cui siamo cresciuti. Ci sono dei richiami a Tron, per dire…

Come avete gestito l’amalgama tra sonorità hip hop e spunti elettronici?
Tay One: Ti dico, è venuto in maniera naturale. Il nostro disco è sì innovativo, ma ci sono altri progetti simili al nostro, con sonorità elettroniche miste alla musica funk. Noi siamo partiti dalla black music, ma l’abbiamo sviluppata in chiave elettronica per un discorso di potenza del suono. Poi in questi anni la musica sta andando talmente avanti che il pop è hip hop, l’hip hop è elettronica, l’elettronica è rock e così via. Non esiste più una netta divisione tra i generi.
Paura: Se ci chiedi a che genere apparteniamo, non ti saprei dire se siamo più vicini all’elettronica, al rock o all’hip hop. Ci abbiamo messo dentro semplicemente quello che ci piace.

Come viene accolta questa mescolanza?
Paura: Dalle persone aperte mentalmente, alla grande. Nell’ambito hip hop, da cui proveniamo, la gente comunque non se lo aspettava.

Qualche purista ha storto il naso?
Paura: Nel caso, mi fa solo piacere. Dice un nostro amico giornalista: “Se perderete qualcuno, perderete solo i peggiori”. Ma per ognuno di quelli guadagneremo dieci nuovi sostenitori. L’hip hop nasce come musica contaminata da altre, nasce col funk, col jazz, con la black music e ha sempre pescato da altre sonorità. Negli ultimi anni in Italia, forse, c’è stata un’autoghettizzazione dell’hip hop.

Questa vostra apertura si riflette anche nella scelta degli ospiti…
Paura: Non li abbiamo “scelti”. Non ci siamo detti: “Facciamo una roba con Roy Paci”. Sono semplicemente capitate delle occasioni e noi le abbiamo colte. Magari con Alessio e Patrick c’era già un’affinità musicale, ci conoscevamo ed è stato più facile.

Videomind - Music Therapy



A livello tematico, tra YouTube e nostalgia, di cosa si parla?
Clementino: Nell’album si parla un po’ di tutto, dal consumismo all’amore visto dal punto di vista di un film pulp, e anzi abbiamo scartato le classiche tematiche hip hop.
Paura: In una recente recensione che mi è piaciuta moltissimo, ho letto: “Finalmente un disco hip hop che non parla di hip hop”.  Secondo me è un bel risultato. Abbiamo cercato di usare un linguaggio comprensibile a chiunque, compreso chi dell’hip hop non ne sa niente.

Come trasponete il progetto dal vivo?
Paura: Dal vivo il progetto è un party, come suggerisce già il titolo dell’album!