Dagli albori dell’umanità, musica e Fede sono sempre andate a braccetto e, per quel che riguarda il mondo occidentale, molte delle più grandi composizioni (si pensi ad esempio ai canti gregoriani, ma anche alla musica gospel) sono di carattere sacro. Negli ultimi anni, anche la musica pop e quella rock hanno ritrovato la via del Signore, come dimostrano alcuni esempi eclatanti.

Si va dagli inglesi The Priests, gruppo musicale formato da tre sacerdoti cattolici irlandesi, diventati vere e proprie popstar, fino al nostrano Fratello Metallo (leggi l’intervista), che ha trovato nell’hard rock la propria vocazione. In Francia, invece, hanno Les Pretrês, trio composto da due preti e un seminarista dietro un’idea del vescovo di Gap. In “missione per conto di Dio”, i tre (Jean Michel Bardet, Charles Troesch e Dinh Nguyen Nguyen) hanno prestato le proprie voci a Spiritus Dei – in Francia vero e proprio fenomeno da classifica con cinquecentomila copie vendute, ora distribuito anche in Italia -, album a metà tra musica classica e pop i cui proventi saranno devoluti a scopo di bene. Ne abbiamo parlato con loro.

Come è nato il progetto Les Pretrês?
È cominciato tutto su iniziativa di Jean-Michel Di Falco, che è il vescovo di Gap, in Provenza, che voleva finanziare alcuni progetti benefici. E così ci siamo ritrovati assieme a cantare.

Quindi i proventi del disco saranno devoluti in beneficenza?

Per la precisione, andranno a finanziare la costruzione di un santuario e ad aiutare una scuola in Madagascar.

Per voi è stato difficile improvvisarvi cantanti?
Per niente, perché i preti sono abituati a cantare sempre, in Chiesa, quindi ci è venuto piuttosto naturale.

Vi sentite più preti o cantanti?
Preti, ovviamente. Dei preti che cantano ma sempre dei preti. Ci siamo ritrovati a fare questo disco perché avevamo la possibilità di svolgere il nostro dovere di uomini di chiesa.

Come è avvenuta la scelta delle canzoni di Spiritus Dei?
Le canzoni sono state scelte insieme a partire da quelle che ci erano state proposte dalla produzione, in base al significato che potevano assumere all’interno del disco.

Dei preti che superano in classifica le postar: come pensate che sia possibile?
Credo che la gente abbia percepito che nella nostra musica c’è un contenuto forte. Tutti quanti hanno un lato spirituale e questo può spiegare il motivo dell’interesse nei confronti del nostro progetto.

Cosa ne pensate dei vostri colleghi inglesi The Priest?
Sicuramente li stimiamo, perché è grazie al loro esempio che è stato possibile il progetto Les Pretrês. E poi loro sono dei veri professionisti, hanno inciso dei dischi bellissimi.

Qual è la canzone che preferite del disco?
È difficile sceglierne una. Forse Quand on a que l’amour, ma siamo molto contenti di tutte quante.