di Marco Agustoni

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Dopo il successo latin dance di Damela sì e il provocante video di Memelo, Anamor, cantante tutta italiana ma con l'America (sia Latina che non) nel cuore, di base a Miami, esce con il suo nuovo album prodotto da Universal. Il titolo, giusto per andare sul sicuro, è proprio Memelo. L'abbiamo sentita durante le registrazioni del video del nuovo singolo I'm a Ladyboy.

Cominciamo dalle sue origini...
Io sono cento per cento italiana, calabrese e un po' siciliana, anche se il mio bis abuelo è di Cuba, ma si tratta di centottanta anni fa. Qui in America la stampa ha giocato molto su queste mie origini cubane, ma io sono molto fiera di essere italiana.

Ora vive a Miami: come è finita negli Stati Uniti?
È cominciato tutto da Cuba, per l'appunto. Ero andata lì a girare il video di Noche de amor sei anni fa. Lì è nato il progetto Anamor. Da Cuba sono andata a Cannes e da Cannes negli Stati Uniti. Damela sì ha fatto ballare tutti negli Stati Uniti e... ora sto qui, mi sono sposata e ho la mia etichetta. Ogni tanto l'Italia mi manca, ci torno volentieri, perciò facciamo avanti e indietro io e mio marito, che è loco per il nostro Paese.

Come è nato il disco Memelo?
Dopo De lo tanto que te amo, che è uscito qui negli Stati Uniti e in Spagna, un anno e mezzo fa abbiamo cominciato a lavorare a questo progetto, con suoni nuovi e un'immagine nuova. Sono canzoni molto internazionali... e poi c'è Memelo, che è un pezzo molto allegro, in Spagna sono impazziti per il video e spero che si divertano anche in Italia.

Anamor - Memelo



Come definirebbe la sua musica?
Non mi interessano i generi. Io cerco solo di portare allegria con canzoni solari come I'm a Ladyboy, perché altrimenti con tutti questi problemi che abbiamo...

Che ruolo ha la sensualità nella sua musica?
Credo che sia una cosa naturale, non costruisci la sensualità, ci nasci. Come il carisma o la bellezza, ma anche la generosità o la cattiveria, sono cose che hai già dentro.

Come si è ritrovata ad essere un'icona gay?
È cominciato tutto negli Stati Uniti. Credo che un'italiana che ha fatto il mismo lavoro negli anni '80 sia Ivana Spagna, con la musica dance. Ho fatto questo grande tour gay facendo tappe in tutti gli States, da New York a San Francisco. Devo dire che il mondo gay è molto attento e raffinato, ama le cose particolari e non sopporta la banalità.

I'm a Lady Boy [nda: in inglese “lady boy” significa transessuale] è un brano che gioca sull'ambiguità...
Ci sono molte persone che per il mio timbro o per i tratti del mio viso dicono che non è possibile che io sia una donna, che sono un trans. In Spagna hanno giocato molto su questa cosa, senza che lo volessi. In Memelo dico che “la gente habla, dice que soy un transexual”. I'm a Ladyboy è un modo di giocare con l'uomo, che è affascinato da questo tipo di bellezza... è un po' una risposta ironica.

In Breathe in duetta con Marta Sanchez...
Sì, la canzone è nata dopo il successo in Spagna di Memelo. A lei la canzone è piaciuta molto e abbiamo cantato assieme, tutto qui. Lei è una star in Spagna, in Messico, qui a Miami...

C'è una canzone a cui è più affezionata del disco?
Oh Baby No. Estoy loca per le ballate...

Come sono i suoi live?
Sono spettacoli allegri, pieni di energia e con molti ballerini, anche perché salvo le tre ballate tutti i pezzi dell'album sono dance.

Qualcosa da aggiungere?
Un besito all'Italia... non vedo l'ora di tornare!