di Fabrizio Basso

Dalla via Emilia alla singin' London. Gli Elizabeth giocano a fare gli Who a Scandiano e poi, giorno dopo giorno prova dopo prova, si scoprono bravi e divertenti e partono per una bella avventura. Borsalino in testa, Marco Montanari, il frontman tutto chitarra e voce, Matteo Montanari, il fratello tastierista, Michele Smiraglio al basso e Francesco Micalizzi alla batteria, decidono di prendere gli strumenti per le corna e debuttato alla Casa 139 di Milano, locale di piccole dimensioni ma che suscita importanti tremori alle gambe, perché frequentato da gruppi importanti, musicisti, discografici e intenditori. Ci danno che ci danno gli Elizabeth, per nulla intimoriti. Bisogna concedergli le attenuanti del debutto. E infatti un secondo concerto, dove oltre agli strumenti più caldi hanno incontrato un pubblico più amico, hanno mostrato una maturità più netta. Forse perchè erano costretti, dall'ambiente, ha una dimensione più acustica. Le caratteristiche dei singoli erano più profilate e Marco ha potuto sfoderare tutto il suo carisma. Ancor più in rilievo quando resta solo davanti al pubblico, affrontandolo con chitarra e voce. Se il rock italiano ha un futuro lo si deve a band come gli Elizabeth, che sanno sfidare le tendenze dimostrando che chi affonda le radici negli anni Sessanta e Settanta sa sempre stupire.