di Marco Agustoni

Del maiale non si butta via niente. Le radici non vanno mai recise. E via dicendo. Seguendo un po' tutti questi precetti i Macrobiotics – duo formato dal dj e producer Nic Sarno e dall'mc Dargen D'Amico – hanno confezionato un album che assomiglia più al figlio mostro dell'esperimento di uno scienziato pazzo, che a un vero e proprio prodotto discografico. E per creare ulteriore confusione hanno intitolato il disco, che a loro dire inaugura un nuovo, omonimo genere musicale, Balerasteppin.

Le radici, dicevamo: ogni traccia di Balerasteppin parte proprio da qui, dalla tradizione musicale, prendendo brani più o meno storici della canzone italiana come La guerra di Piero di Fabrizio De André e Vita spericolata di Vasco, o ancora Banane e lampone di Gianni Morandi, e riadattandoli in chiave dance/hip hop sopra basi di musica elettronica intransigente. Nel calderone finiscono anche Gino Paoli, Francesco De Gregori, la PFM e Laura Pausini. Il risultato, ovviamente, è a dir poco straniante.

“Se hai a cuore il mondo, mettiti una mano sul suddetto e non produrre ulteriore spazzatura musicale. Prendi noi come esempio, noi ci sentiamo in pace con gli elementi facendo riciclo d’autore”, ecco come viene presentato il disco dai suoi protagonisti, in un impeto musicoecologista. Ma la domanda che permane dopo l'ascolto di Balerasteppin è: “Cosa ne penserebbero gli autori dei brani originali?”. Ci piace pensare che qualcuno di loro se la riderebbe sotto i baffi soddisfatto.

Se vi siete incuriositi, scaricate gratuitamente Balerasteppin dei Macrobiotics