di Camilla Sernagiotto

Su una T-shirt nera comparve la scritta “Grunge is Dead”.

Era il 1992 e la indossava proprio colui che pochi anni dopo sarebbe scomparso, sancendo per molti la vera fine di quel genere musicale targato Seattle.

Kurt Cobain in persona sfoggiò la maglietta in questione in una delle sue fotografie più celebri, quella in cui è immortalato con la piccola Frances Bean che sbadiglia.

Di anni ne sono passati e la figlia di Cobain è cresciuta, diventando maggiorenne nell’agosto 2010; tuttavia il genere musicale e lo stile annesso che papà Kurt rese celebre non sono ancora tramontati.

Lo testimonia il successo planetario del libro Grunge (edito in Italia da Isbn): una vera e propria storia fotografica a suon di Nirvana, Pearl Jam, Alice in Chains, Bush, Mudhoney e Soundgarden firmata Michael Lavine, fotografo che immortalò la rivoluzione musicale dei suoni distorti e delle camicie di flanella.

E proprio la moda Grunge è quella che più sfila ancora sui red carpet, ai concerti, al supermercato e nelle università: camicie a quadri indossate a mo’ di giacca su T-shirt tinta unita, pantaloni strappati, scarpe da ginnastica Converse scolorite e ormai da buttare, felpe e maglioni oversize...

Da Kristen Stewart a Kate Moss e Drew Barrymore, sono tante le star che prediligono lo stile lanciato dai Nirvana, Pearl Jam e compagnia bella.

La divisa tipica del perfetto Grunge-man (e della perfetta Grunge-woman) abbina felpe e camicie tipiche del taglialegna a jeans aderenti e magliette sdrucite, il tutto accompagnato da Nevermind, Ten e Dirt (rispettivamente album dei Nirvana, Pearl Jam e Alice in Chains) inseriti nel lettore cd portatile.

Niente iPod, iPhone, lettori Mp3 e altre diavolerie tecnologiche: la prima regola del Grunge è rimanere ancorati agli Anni Novanta e usare tutti i giorni quello che gli altri considerano vintage da almeno un decennio.

E se il genere nato a Seattle è fatto soprattutto di chitarre, bassi e batterie suonate da maschietti, la Signora Grunge per eccellenza ha voluto trasformarlo anche in un affare da donne: Courtney Love, vedova di Kurt Cobain, fondò nel 1989 le Hole assieme alla batterista Patty Schemel e alla bassista Melissa Auf der Maur.

Nonostante i tira e molla, i cambiamenti di formazione e le innumerevoli pause di riflessione, il Grunge in gonnella brevettato dalle Hole continua ad affascinare anche oggi, riempiendo i lettori cd dei nostalgici che non sono ancora riusciti a metabolizzare la scomparsa del marito della Love.