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di Massimo Vallorani

Musica e censura, storia infinita. Più oltreoceano, a dire il vero, che in Italia. Gli ultimi a cascarci in ordine di tempo sono adesso i Dire Straits. Infatti la loro storica canzone Money For Nothign, pubblicata negli anni 80 è stata censurata in Canada. O meglio, d'ora in poi la si potrà trasmettere in radio solamente in versione "corretta". Il motivo starebbe nel fatto che il testo della canzone contiene la parola "faggot" ("finocchio") che viene ripetuta tre volte dal cantante del gruppo Mark Knopfler.



Il termine è stato ritenuto omofobico dalla CBSC (Canadian Broadcast Standards Council), dopo le proteste di un singolo ascoltatore che si è sentitoi offeso dal termine. L'ente canadese ha affermato che dal 1985, anno di pubblicazione della canzone, certe espressioni hanno visto variazioni del loro significato. Money for nothing faceva parte dell'album Brothers in arms. Per la cronaca, la canzone rimase per tre settimane al numero 1 negli Usa. Qualche mese dopo il brano ottenne il Grammy per la categoria "Best Rock Performance by a Duo or Group with a Vocal".

I Dire Straits non sono naturalmente l'unico gruppo rock a cadere sotto le maglie della censura. La lista è davvero lunga: Si passa dal mefistofelico Prince (basti pensare a Sexy Motherfucker) agli anarchici Pennywise con Fuck authority passando per i Sex Pistols con God Save the Queen.



Naturalmente non è scampato l'ineffabile Ozzy Osborne, accusato di istigare il suicidio con la canzone Suicide Solution e per questo caduto nella rete della Parents Music Resource Center (P.M.R.C.), un'associazione nata a meta degli anni 80 (e scomparsa negli anni '90) su iniziativa di Tipper Gore, moglie del senatore Al Gore e dedita al controllo e alla censura delle opere musicali. La P.M.R.C. era inizialmente nata soprattutto per aver introdotto il bollino di avvertimento "Parental Advisory", riscontrabile sui prodotti discografici indirizzati ad un pubblico maturo, cioè su Lp e Cd. In seguito divenne un vero e proprio braccio censorio che cerco di scovare all'interno del mondo del rock (in particolare Hard rock, Heavy metal, Pop e Rap) testi e canzoni da metter al bando. Ne fecero le spese gruppi come Guns'n'Roses ma anche artisti come Led Zeppelin, Beatles, Queen accusati per frasi occultate riguardanti satanismo e droga.

La censura nei confronti della musica rock si scatenò nuovamente nel 2001 dopo l'attacco alle Torri Gemelle dell'11 settembre. Per il tragico evento fu fatto pervenire dalla più grande catena radiofonica americana, Clear Channel a tutti i programmatori delle emittenti una lista di 150 canzoni che era preferibile non ascoltare. I titoli era tra i più svariati. Si passava da This is the End dei Doors, a I'm on Fire di Bruce Springsteen, da Run Like Hell dei Pink Floyd a A Day in the Life dei Beatles tanto per citarne qualcuna a caso. Tutte le canzoni, infatti, contenevano parole come aeroplano, fuoco, cielo, cadere, abbattere e parole che potevano essere connesse all'attentato.

Anche l'Italia ha avuto il proprio Parental advisory. Si chiamava Commissione censoria e tra gli anni Quarantae la fine degli anni Settanta ha ritenuto di dover oscurare, vietandone l'ascolto e la diffusione, pezzi all'apparenza inaccusabili. Dalla mitica La pansé di Renato Carosone nel 1955 a Basta così di Sergio Endrigo datata 1962. E via avanti fino alla scioccante Dio è morto dei Nomadi, alla Mina di Ancora ancora. La Commissione, fortunatamente, è morta con l'avvento delle radio libere, alla metà degli anni Settanta. Oggi non esiste nel nostro Pease un organismo che si occupi specificamente dei testi delle canzoni, anche se un filtro piuttosto stretto viene praticato, almeno per la diffusione radiotelevisiva. Tuttavia la situazione si è andata modificando. Basti pensare alla deflagrante Vaffanculo di Marco Masini. La canzone del 1993 pur creando imbarazzi e resistenze, ebbe un successo clamoroso e sostanzialmente pochi problemi nella trasmissione. Tanto che il cantautore toscano due anni più tardi avrebbe riprovato il colpo con la meno fortunata Bella stronza.