di Marco Agustoni

Con sette nomination ai Grammy Awards e un pedigree da producer di razza alle spalle (tra i suoi “clienti” ci sono Flo Rida, K'Naan e B.O.B.), a venticinque anni Peter Gene Hernandez è indicato da molti come la “next big thing” della musica pop mondiale. Un momento, fermi tutti... ma chi diavolo è Peter Gene Hernandez? Forse chiamarlo con il suo nome d'arte, Bruno Mars, servirà a rinfrescare la memoria a quanti hanno già avuto modo di apprezzare i suoi singoli Grenade e Just the Way You Are. Bruno viene dal nome di un vecchio wrestler italiano, Bruno Sammartino, mentre Mars è dovuto al fatto che secondo alcuni il nostro Peter viene da un altro pianeta. A svelarci se davvero vale la pena di fare tanto clamore, arriva il disco d'esordio del giovane musicista hawaiano, intitolato Doo-wops & Holigans. Ecco come ce ne ha parlato Bruno Mars.

Lei è al primo disco, ma vanta già molte collaborazioni come produttore: preferisce scrivere per sé o per gli altri?
Il bello del mio lavoro è che posso indossare tanti cappelli diversi: quando scrivo musica per qualcun altro, mi cimento con l'hip hop, con il soul e via dicendo, mentre quando scrivo per me posso dedicarmi alla musica che voglio.

Come produttore, con chi le piacerebbe lavorare?
Penso a musicisti differenti come Alicia Keys, Kanye West oppure i Kings of Leon. Per crescere come artista e produttore devo lavorare con più generi musicali possibili.

E nel suo disco come ha fatto a far convivere influenze musicali diverse - dal reggae al doo-wop - senza fare confusione?
Ce l'ho fatta perché io stesso sono un mix, sia dal punto di vista della razza, che delle influenze musicali. Questo disco è esattamente come sono io e la mia casa discografica mi ha dato fiducia, anche se magari non era facile etichettarmi in maniera precisa.

Crescere alle Hawaii ha avuto a che fare con questo miscuglio di ispirazioni?
In un certo modo siamo disconnessi dal resto del mondo, ma da queste parti arriva musica da ogni posto e si ascolta di tutto. Io sono cresciuto col doo-wop, ma nella mia musica c'è anche il reggae, il pop, l'hip hop...

A proposito di reggae, come mai ha scelto Damian Marley per duettare in Liquor Store Blues?
Se vai nelle Hawaii, moltissime stazioni radio suonano musica reggae. Amiamo il reggae, così come quello che ne è il padre, Bob Marley. Io sono un grande fan sia di Bob che di suo figlio Damian.

Il titolo Doo-wop & Hooligans a cosa allude?
Il Doo-wop, come dicevo, è la musica che ascolto da sempre. È semplice, diretta, come molte canzoni di questo album. Il lato hooligan invece viene fuori dal vivo, nei concerti, che sono una grande festa.

Sette nomination ai Grammy devono essere una bella soddisfazione...
Non faccio musica per ricevere dei premi. Però pensare che io e i miei collaboratori siamo rimasti chiusi più di un anno nel nostro piccolo studio e che il nostro lavoro venga premiato, è una bellissima sensazione.