di Marco Agustoni

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Lorenzo “Jovanotti” Cherubini ha vissuto un periodo difficile, segnato da due gravi lutti (prima il fratello in un incidente aereo, poi la madre dopo una lunga malattia), ma al momento di mettersi al lavoro sul suo nuovo disco, intitolato Ora e seguito del fortunatissimo Safari, ha tirato fuori tutta la positività che lo contraddistingue e l'ha messa nelle quindici tracce del disco (a cui se ne aggiungono altre dieci nella versione deluxe). “Non si esce da una crisi, personale o globale, diminuendo l'energia, ma aumentandola”, ha commentato al momento di presentare l'album nella spettacolare cornice del trentunesimo piano del grattacielo Pirelli di Milano.

Nel corso della presentazione, Jovanotti ha fatto un discorso fiume con tanto di slide show, in cui ha messo dentro davvero di tutto e di tutti, da Jacques Brel a M.I.A., dai CCCP ai Black Eyed Peas. “Oggi quando fai un disco ti confronti con il concetto del tutto, perché hai a disposizione tutti i suoni del mondo”. E in effetti anche in Ora sembra esserci tutto Jovanotti, da quello più intimista di Le tasche piene di sassi a quello più etno di La bella vita, in cui ospita i musicisti malinesi Amadou e Mariam (oltre a loro nell'album ci sono Cesare Cremonini, Michael Franti e, anche se solo per due parole, Luca Carboni), passando per quello più elettronico dell'intro Megamix.

In ogni caso l'importante, ha sottolineato, è che questo disco faccia venir voglia di ballare: “Tutta la mia passione per la musica è partita da un giradischi, io vengo dalla dance. E questi ultimi anni mi hanno fatto venir voglia di tornare alla dance”. Nonostante, come detto, i momenti tristi: “Dentro di me c'era l'esigenza di un disco che mi facesse ballare e mi desse entusiasmo, volevo fare un disco che facesse stare bene la gente, a mia mamma piacevano le canzoni allegre”.

Al momento di lavorare a Ora, ha confessato Lorenzo, le idee non erano chiarissime: “Per questo disco ho anche affittato un'orchestra mariachi che poi non sapevo come usare, per dirvi la confusione che avevo in testa”. Ma alla fine, ancora una volta, tutto è andato per il verso giusto e Jovanotti ha trovato la quadratura del cerchio. Ma con questo nuovo album non ha l'ambizione di rimanere nella storia della musica. Anzi. “Mi piacerebbe che questo disco tra due anni suonasse vecchio, per quanto adesso è nuovo. Voglio che rispecchi questo preciso momento”. Ora, per l'appunto. Chissà se riuscirà nel suo intento mordi e fuggi o se, suo malgrado, sarà “costretto” a rimanere negli annali della musica italiana.