di Marco Agustoni

Nella seconda metà degli anni ’90, i napoletani 24 Grana si sono imposti come una delle realtà più interessanti della scena alternativa di allora, con il loro sound in bilico tra rock, reggae, dub ed elettronica. Col tempo, la band capitanata dal cantante Francesco Di Bella ha cominciato a cercare un suono più lineare e diretto, rimanendo sempre a metà strada tra il pop e l’underground (e non a caso è stato per loro un punto di svolta un album del 2003, significativamente intitolato Underpop). La stessa barca, disco uscito il 18 gennaio, procede sulla stessa direzione tracciata allora, con dieci canzoni schiette, del tipo “voce basso chitarra e batteria”, registrate in presa diretta a Chicago con il leggendario produttore Steve Albini, uno che ha lavorato con musicisti del calibro di Nirvana, Pixies e PJ Harvey. Ci ha parlato del disco Francesco Di Bella.

Per incidere il vostro nuovo album vi siete spinti fino a Chicago: come mai questa scelta?
Volevamo registrare il disco in presa diretta, e Steve Albini è un mago del settore, uno che non ti fa perdere tempo e punta tutto sulle tue capacità, senza fronzoli. Poi tutta l'idea, per noi, aveva un sapore speciale: sapevamo che un posto come Chicago ci avrebbe fatto bene.

La decisione di incidere in analogico e in presa diretta è dettata dalla volontà di eliminare qualsiasi filtro tra l'idea alla base delle canzoni e la loro realizzazione finale?
Beh, alle canzoni avevamo lavorato a lungo, più che altro volevamo catturare l'energia che mettiamo nei live, quando si suona tutti insieme.

La stessa barca è un disco in qualche modo scarno, essenziale…
Volevamo un paesaggio sonoro che descrivesse appieno le nostre periferie e il disco secondo noi doveva avere la sua dinamica nelle sue quattro componenti, ossia voce, chitarre, basso, batteria. Volevamo che bastasse così e poi era necessario per la presa diretta. Così ci siamo sentiti realmente sulla stessa barca, dipendevamo l'uno dall'altro ed era importante fare tutti bene la nostra parte.

Il titolo si riferisce a questo aspetto, oppure ha una valenza globale?
È innanzitutto un'allusione a noi, che abbiamo fatto questa scelta di vita e ci troviamo in un'età importante. Poi è un discorso che ci piace fare a diversi livelli, a partire dalla nostra città e dal nostro Paese.

L'album ha una parte più di impatto e una più riflessiva: come si integrano tra loro?
Sono le due facce della stessa medaglia. La seconda parte contiene pezzi positivi, quelli che ti rimettono in rotta.

24 Grana - La stessa barca


Cosa raccontate nelle canzoni di questo disco?
Che ci vuole coraggio per essere un buon marinaio e che la fede non è un umore così irragiungibile.

Alcuni brani sono dei veri e propri ritratti, come Salvatore o Ce pruvate Robè: come sono nati?
Sono i personaggi che popolano la nostra stessa barca, gente più simile a noi di quanto si possa credere. Per una serie di coincidenze ognuno di noi è quello che è, ma mi piace poter credere che se le cose fossero andate diversamente, Salvatore o Robè sarei potuto essere io.

In Malevera affrontate il tema della violenza nelle prigioni...

Crediamo che i diritti vadano rispettati, sopratutto da parte dello Stato. Quel brano è dedicato anche ai tanti, troppi, Stefano Cucchi.

Nel tempo, da Loop a oggi, come credete si sia evoluta la vostra musica?
La tecnica e lo studio sono cose che abbiamo senz'altro sviluppato in questi anni. Ma siamo rimasti fedeli agli effetti della contaminazione di generi musicali anglosassoni sul nostro territorio ancora pieno di tradizione.