di Fabrizio Basso

Un figlio illustre di una generazione incompiuta torna al Festival di Sanremo. Max Pezzali porta all'Ariston il bilancio della sua vita con Il mio Secondo Tempo. Contestualmente, il 16 febbraio 2011, uscirà il nuovo disco di inediti Terraferma.

Cosa farà all'Ariston?
Promuovo il mio disco.
Scusi?
Non solo, ovvio, ma Sanremo è una bella occasione per far conoscere un nuovo progetto.
Atteggiamento onesto, il suo.
Grazie. Onesto ma non sono un ruffiano: Il mio secondo tempo è la sintesi di Terraferma ma non l’ho pensata per gli archi dell'orchestra dell’Ariston.
Cosa è per lei Sanremo? Oltre a promozione intendiamo...
E' una rivincita con me stesso: voglio dimostrare che ci si può divertire anche in un meccanismo così complesso.
Il passato l'ha segnata?
Al Festival c’ero stato nel 1995, in un momento particolare della mia carriera. Avevo alle spalle due dischi epocali quali Hanno ucciso l’uomo ragno e Nord sud ovest est e Mauro Repetto, mio compagno con gli 883, aveva appena abbandonato il gruppo.
Era l'anno di Fiorello?
Un incubo.
Cioè?
Era il vincitore annunciato. Poi si seppe della sua relazione con Anna Falchi e il gossip divenne prioritario. Ma era il contesto che esulava da ogni logica: avevamo la scorta, si andava a cena in gruppo. Una protezione esagerata. Sognavo di tornare a casa.
Cosa racconta ne Il mio secondo tempo?
Arriva un momento della tua vita che ti fermi a fare un bilancio. Oggi l'era di internet ci porta ad accumulare. Io con la nascita di mio figlio ho capito che lui diventava centrale nella mia esistenza e sono passato alla sottrazione.
Lavoro tosto visto quanto siamo bombardati di messagi.
Su Facebook meglio tre amici che un milione di sconosciuti. Dieci voci le cogli, mille diventano noise. Un tempo ascoltavo pochi dischi in un anno e conoscevo tutte le canzoni a memoria, oggi fatico a ricordare quelle ascoltate ieri.
Problemi di una generazione.
Vero, della mia in particolare. I 40-50enni sono una generazione che è sempre rimasta crisalide. Viviamo una eterna adolescenza. Chiaro che abbiamo una classe dirigente anziana: ci manca l’autorevolezza per sostituirla.
I suoi non sono ragionamenti da rockstar.
Una volta le rockstar annichilivano una società bigotta e codina con i loro eccessi. Oggi gli eccessi sono nel dna di quella stessa società. E' cambiato tutto.
Soluzione?
Deciderci a fare il salto generazionale.
Torniamo a Sanremo: contendo di Gianni Morandi direttore artistico?
Molto. Già mi aveva contattato quando stava lavorando a una nuova edizione di Canzonissima. Anche perché c'è lui ritengo questo il momento giusto per ritornare. Mi sono piaciute le sue idee per riportare la musica in televisione. E' molto presente e si assume tante responsabilità. So, e sa, che però il verdetto si chiama auditel.
Cosa è per lei la felicità?
Essere conscio che nella vita hai fatto qualcosa che ha un senso.