di Fabrizio Basso

L'uomo dalle lunghe pause e dai profondi pensieri torna a Sanremo. Francesco Tricarico vola all’Ariston con Tre colori indicata come la canzone più politica del Festival 2011. Sarà perché si parla di bianco, rosso e verde? Si inneggia altricolore nell'era del bunga bunga? Chissà quelle due parole molto onomatopeiche cosa rappresentano per un cantautore e autore. E' stato lui a scrivere per Celentano La situazione non è buona. Quasi un oracolo.

Allora Francesco come si sta nel paese del bunga bunga?
Non esageriamo.
Dice?
Affermare che siamo il paese del bunga bunga è esagerato. Almeno io non sono quello. Compongo musica, scrivo testi e ho altre attività.
Però è italiano.
Vivo in Italia e per il mestiere che faccio credo che ciò che penso non dovrebbe avere importanza in una fase così delicata.
Tre Colori è una canzone politica?
Per me no. Ma so che qualcun altro sostiene il contrario.
Come legge la politica?
E' candore. Bisogna avere rispetto per le istituzioni, per le cose pubbliche, per ciò che ti appartiene ma soprattutto per ciò che non ti appartiene. Fare politica è agire per il bene della comunità disinteressatamente: con le tasse che pago di garantisco uno stipendio e in virtù di ciò tu, politico, devi lavorare al meglio per me.
Ma lei è uno splendido utopista.
Se la vede così le dico che nel mio mondo perfetto la fiducia si accorda a chi sa stare al di sopra di tutto.
Cosa è la politica?
Un’arte nobile.
Però c'è una quotidianità con cui confrontarsi.
Ho imparato a osservare senza giudicare.
L'Italia è difficile da governare?
Molto. E' un paese eterogeneo, con mille diversità. Mi emoziona sapere che c'è chi agisce per armonizzare tutte le componenti. L'armonia porta perfezione.
Che messaggio affida a Tre Colori?
Spero possa aiutare a risvegliare la nostra identità nazionale: non dimentichiamoci che per costruire l’Italia unita sono morte migliaia di persone. Reputo Tre colori una canzone nobile.
Non teme accuse di retorica?
Scherza? La scrittura di Fausto Mesolella (membro degli Avion Travel e autore del testo, ndr) non è retorica. A parte ciò, in base a come canti tutto può diventare retorica: è l’interpretazione che la determina.
Nela serata dedicata all'unità d'Italia farà L'Italiano di Totò Cotugno.
Mi piace molto. L'ho messa anche nel nuovo disco con un cameo di Toto.
Il disco si intitola L’imbarazzo.
E' figlio delle canzoni che ospita. Cerco di evidenziare concetti quali rispetto e responsabilità, oggi troppo spesso dimenticati.
Non è più imbarazzante leggere i giornali, tornando al bunga bunga?
Quello mi diverte e interessa. Pure la politica italiana non mi imbarazza, mi limito a osservarla.