di Marco Agustoni

Gli stessi Petra Magoni e Ferruccio Spinetti ammettono che un duo composto da voce e contrabbasso, senza ulteriori orpelli, può sembrare un po’ pretenzioso. “In effetti” spiega Ferruccio, “se fossi invitato a un concerto solo per voce e basso tuba penserei: che noia…”. Ma i due membri di Musica Nuda invitano gli scettici a partecipare a un loro live (Petra e Ferruccio saranno in tour a partire dal 17 marzo)  per ricredersi. Oltre che, ovviamente, ad ascoltare il loro ultimo disco, intitolato Complici, in uscita nei negozi il 15 marzo. Ce ne hanno parlato in un’intervista.

Siete in due ormai da otto anni: non c’è mai la tentazione di aggiungere qualche altro elemento in pianta stabile?
Spesso in concerto, quando andiamo dove ci sono amici musicisti, invitiamo qualcuno sul palco. Ma non ci interessa coinvolgere in maniera stabile altri musicisti, altrimenti non si tratterebbe più di Musica Nuda, bensì di un’altra cosa. Anche per questo abbiamo deciso di non avere ospiti che suonano in Complici: per rafforzare la nostra identità. Il fatto di essere un duo per contrabbasso e voce è il marchio di originalità di questo progetto.

Avete però chiamato vari autori a scrivere le canzoni per il disco: com’è andata?
Sono tutte persone con cui abbiamo rapporti personali. Ad esempio, Pacifico lo conosciamo da anni. Altri ancora come Alessio Bonomo e Pasquale Ziccardi sono amici di Ferruccio. Non è mai stata una scelta a tavolino, ci siamo fatti conquistare dalle canzoni. Al Jarreau lo abbiamo conosciuto perché abbiamo aperto alcuni suoi concerti in Germania. Del resto, quando qualcuno conosce il musicista per cui deve scrivere, gli confeziona il testo su misura.

Anche voi, però, vi siete cimentati nella composizione…
Comporre per questo album è stato per noi uno scatto di maturità. Di solito quando si è interpreti e si vuole fare un disco di inediti, ci si intestardisce nel voler scrivere tutte le canzoni, e nel 90% dei casi ne viene fuori un brutto disco. Noi non abbiamo avuto la presunzione di firmare tutte le canzoni e ne siamo felici. In ogni caso ci siamo presi del tempo, per lavorare a questo disco: ci abbiamo messo quasi tre anni.

La gente come si approccia a una formazione così insolita?
All’inizio, quando contattavamo i posti per proporre dei concerti, gli organizzatori erano abbastanza scettici, dato che il nostro è un progetto particolare, tanto che proponevamo una formula “soddisfatti o rimborsati”. Per fortuna sono rimasti sempre tutti soddisfatti.

Nella vostra musica ha anche un ruolo fondamentale il silenzio…

Sì, c’è bisogno di silenzio nei nostri concerti. Ma c’è il silenzio anche in quello che suoniamo, non solo come pause, ma anche come intervallo di frequenze compreso tra il suono della voce e quello del contrabbasso. In più lo spazio permette di dedicare più attenzione al testo.

All’estero come va?
Abbiamo in progetto tante date in Francia, dove abbiamo già un bel seguito, passeremo dalla Svizzera e torneremo in Spagna. Abbiamo anche delle richieste in Sud America, ma per ora non riusciremo ad andare. Ci capita spesso che vedano dei nostri video su YouTube e ci chiamino a suonare, come è accaduto con un festival di San Pietroburgo. Spesso quando i musicisti suonano all’estero hanno un pubblico di soli italiani. A noi questo non accade.

La vostra collaborazione è nata quasi per caso…
Sì, io (nda: Petra) dovevo fare una serata in un locale a Massa con un chitarrista, che però si è ammalato. Allora, visto che sapevo che Ferruccio abitava in zona e già lo conoscevo, l’ho chiamato e nel giro di un pomeriggio abbiamo preparato il concerto. Sin da quella prova abbiamo capito che funzionavamo.