di Fabrizio Basso

Dallo scoglio di Sanremo alla conquista d'Italia. Un po' come Garibaldi che da uno scoglio ha avviato la riunificazione di un popolo frammentato. Davide Bernasconi noto Van De Sfroos esce con l'album Yanez che tira la volata alla sua apparizione al Festival dove si è piazzato al quarto posto. Lui che canta in laghèe è arrivato a uno sputo dal podio. E ora tutti lo vogliono ascoltare. Anche in Sicilia. O in Puglia. Nonostante le sue canzoni si intitolino Dona Luseerta, Long John Xanax o Ciamel Amuur.

Ma quanto Sanremo ha cambiato la sua vita?
Guardi io ci sono andato solo con la garanzia che il mio progetto discografico non venisse modificato.
Vuole dirci che non è nato per il Festival?
No. Gianni Morandi è venuto qui ad ascoltarlo e gli è piaciuto. Ma era già inserito in un progetto discografico avviato.
E' vero che da giovane era un nerd?
Ho avuto una infanzia borderline. Non infelice ma diciamo che non ero il più amato della compagnia. D'altra parte chi preferiva la chitarra alla partita a pallone di certo faticava a essere accettato.
Era un solitario?
Ero un po' goffo. Woody Allen somigliava più a Rambo di me. Io sarei voltuo stare su una pianta. Vivere lassù tra le foglie, come il Barone Rampante di Italo Calvino.
Oggi è più sicuro?
Dipende. Il palco non mi spaventa più. E neanche le interviste.
In passato temeva il palco?
A volte sì ma soprattutto per le situazioni. Ho suonato in locali così sgangherati che mi vergognavo per il pubblico.
Dunque oggi cosa la intimidisce?
Situazioni più normali. Entrare in un bar a chiedere informazioni stradali mi crea ansia.
Sono 15 le canzoni di Yanez.
E' il mio disco più coraggioso. Bob Dylan disse che il poeta è un uomo nudo davanti allo specchio. Stavolta sono io che mi sono messo a nudo sul palcoscenico.
Siamo alla vigilia della festa per i 150 anni dell'Italia unita. Lei vive in una terra leghista.
Sono italiano anche se tante cose non funzionano. La base è composta da tante persone perbene.
Tipo quelle delle sue canzoni?
Guardi quelle del precedente Pica le può incontrare qua in zona: non sono inquadrate ma sono dei pilastri per la società.
Non fa satira politica.
Non canto contro Berlusconi, altri lo fanno meglio di me. Io canto contro le guerre e le divisioni della gente in categorie di serie A, B, C e Z.
La sua lingua è il laghée.
E' un mix di elementi celtici, tedeschi, francesi e spagnoli.
Col laghée ha conquistato l'Italia.
So che Yanez è stato prenotato anche in tante regioni del Sud.
Chi è Yanez?
Mio padre è morto mentre lavoravo a Pica. Per me era TizYanez. Yanez, oltre a essere un brano agrodolce, è un monumento salgariano, è il totem del romanticismo.
Ogni canzone è un favola.
Chiamiamole favole, racconto...sono vive.
Tour a parte a che lavora?
Ho un cassetto pieno di idee, mancano il tempo e il calendario è troppo corto.
Avrà sue priorità.
Un disco di cover. Ci stavo già lavorando. Lo battezzerei Ladro e raccoglierrebbe, tradotti in laghée, pezzi di artisti del calibro di Bob Dylan e Tom Waits. Poi ho un sogno.
Addirittura?
Un viaggio nel jazz. Da solo non ne sarei in grado ma con una buona compagnia...credo di sì.