Il biglietto da visita di Boris Savoldelli sono le recensioni. Perché non sono di parte, sono aggrappate a un ascolto e a una passione: "Uno spettacolo sfavillante e musicalmente attraente" (Time Out New York); "una voce attraente, idee interessanti e soli eccitanti" (Howard Mandel-Presidente della American Jazz Journalists Association); "una voce che provoca gioia" (Seattle Times); "senza dubbio un genio" (Iouri Lnogradski Caporedattore di Jazz Russia Magazine e Jazz.ru); "uno spettacolo straordinario (All About Jazz New York); "un vocalist prodigioso (Ezio Guaitamacchi, direttore del mensile Jam); "un talento unico" (Vortex Jazz Magazine, UK); "la magia di una caleidoscopica vocalità e musicalità" (Il Mucchio); "una variante moderna di Bobby McFerrin e Al Jarreau" (IoPages Magazine Netherland); "uno dei cantanti più intriganti degli ultimi anni" (Arnaldo DeSouteiro - Jazz Station Records- New York); “semplicemente un cantante superbo" (Mark Murphy).

E qua interrompiamo un elenco che potrebbe andare avanti per righe e righe, come quei romanzi la cui mole terrorizza ma che quando scatta la lettura, avvincono e le pagine sono sempre poche, perché la parola "the end" chiude la porta delle emozioni. Boris Salvoldelli, classe 1970, bresciano, è un vocal performer affascinato da sempre dallo strumento voce e dalle sue straordinarie possibilità. Ciò lo spinge a una continua ricerca di nuove forme espressive-vocali. E questo suo nuovo lavoro Biocosmopolitan.

Dal vivo è un fenomeno e ha nel curriculum esibizioni storiche quali quella del settembre 2008 al The Stone di New York, il cui direttore artistico è John Zorn, i Vocal Solo Tour in Russia e Ucraina nel 2009 e 2010. e la partecipazione all'edizione 2010 dei festival Time in Jazz di Berchidda e Time in Sassari diretti da Paolo Fresu.

Boris Savoldelli in concerto