LEGGI “Friday”, è l’ora delle parodie

di Floriana Ferrando

Le abbiamo canticchiate sotto la doccia, sono passate in radio per settimane e magari hanno pure raggiunto i vertici delle classifiche. Tormentoni sì, ma non necessariamente canzoni di qualità. Dopo le critiche piovute su Friday, la canzone di Rebecca Black che sul web è stata eletta come il brano peggiore di sempre, ora il Telegraph stila la sua top ten delle peggiori canzoni pop della storia.

Prendiamo You’re Beautiful di James Blunt. La melodia è deliziosa (almeno per quelli che ad una scossa di adrenalina preferiscono una flebo di valeriana), ma avete mai provato ad ascoltare il testo? Ci ha pensato il critico musicale Jarvis Cocker: il cantante racconta di avere incontrato “un angelo” insieme, purtroppo per lui, ad un altro uomo, ma non si scoraggia e annuncia: “Ho un piano!”. Ecco che l’ascoltatore drizza le orecchie, ora la storia si fa interessante, se non fosse che il verso finale del brano recita: “Non starò mai con te”. Ma come, e il fantastico piano che avevi ideato?

Guarda il video di You’re Beautiful



In un momento storico in cui la polemica sulla donna oggetto è più viva che mai, Helen Brown, la giornalista  del Telegraph autrice della top ten al veleno, non poteva certo tralasciare le Cheeky Girls, la coppia di avvenenti ragazze che nel 2002 cantava “Touch My Bum” (tocca il mio sedere), perché “questa è la vita!”. Non c’è che dire, uno schiaffo all’emancipazione femminile, eppure hanno superato il milione di dischi venduti.

Rimanendo in tema, negli anni Settanta era Dr Hook a mettere in campo, anzi, in radio, il manifesto assoluto del maschilismo. Nel brano If Not You cantava: “Chi stirerebbe le mie camicie, se non tu? Chi leccherebbe le mie ferite?”.

C’è poi Do Ya Think I’m Sexy di Rod Stewart che racconta una notte di passione. Niente che non funzioni se non fosse che il ragazzo ad un passo dal conquistare la sua bella si fa prestare una monetina per telefonare alla madre, e addio poesia!

E ancora, le t.A.T.u. con How Soon is Now del 2003, Elton John e la sua Candle in the Wind del 1997, Can’t Smile without You di Barry Manilow e Love Me for a Reason di Donny Osmond degli anni Settanta, riproposta successivamente dai Boyzone. Meglio sorvolare, invece, sul testo della canzone Agadoo dei Black Lace, un puzzle insensato di parole.

Che dire, infine, di Crazy Frog, la rana blu munita di casco e occhialini che ha fatto ballare tutto il mondo? È bastato registrate i rumori prodotti da motori in combustione, inserire qua e là qualche suono elettronico e il singolo è servito. Intanto le orecchie chiedono pietà.

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