di Fabrizio Basso

Arrivano i Verderame e portano una ventata d'aria fresca nel rock made in Italy. Questo genere, troppe volte svilito e abusato, troppe volte assediato da accozzaglie di suoni che diventano melodie solo perché fatte in Inghilterra o negli Stati Uniti, ha anche nel nostro paese dei gruppi che anche oltremanica o oltreoceano potrebbero essere competitivi. La band romana composta da Fabrizio Morigi, Valerio Salustri, Valerio Sabbatini e Bruno Valenti riescono ad armonizzare più generi ma c'è poi quella pennellata Prog, costruita con gli stessi suoni che producevano King Crimson, Genesis e Pink Floyd, che fa la differenza.

Il loro disco si intitola L'ultima recita ma qui di tutto possiam parlare tranne che di una ultima recita. I loro testi graffiano sempre anche quando parlano d'amore. E Ma che ho dentro è una bellissima canzone d'amore. Una resa assoluta ai palpiti del cuore in chiave rock. Sotto la Cenere c'è il male, Emily racconta di una persona speciale che riesce a fare cose speciali e Dentro e Fuori è l'oggi e il futuro della band. Ogni canzone è una piccola storia, potrebbe essere il volano di un cortometraggio.

Ma dietro la bravura c'è di più. C'è l'ostinazione. I Verderame ci hanno messo tutto loro stessi per arrivare alla realizzazione di questo album. Non per nulla la prima canzone pensata per il disco si chiama Polvere di Stelle e parla di quella coltre magica che galleggia sopra l'umanità. Parole semplici, filastroccose, che il rock trasforma in incanto. Ora li attedniamo dal vivo. Con la speranza che burocrazia e meccanismi strano non li blocchino. E' difficile, di questi tempi, fare musica dal vivo. Un po' perché mancano gli spazi un po' perché ci sono regole non scritte che compliacano ulteriormente la realizzazione di un sogno chiamato tour. Ma in questo caso c'è un'arma in più, una passata di...Verderame

I Verderame ne L'Ultima Recita