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Ha una storia particolare alle spalle, Alberto D’Ascola alias Alborosie. Nato nel 1977 a Marsala, in Sicilia, Alberto si è fatto conoscere in Italia come voce e leader dei Reggae National Tickets, con il soprannome di Stena (anagramma di Nesta, secondo nome di Bob Marley, di cui tra l’altro quest’anno ricorre il trentesimo anniversario della morte). A un certo punto, Alberto Stena ha deciso di cambiare vita, si è trasferito a Kingston, in Giamaica, e ha mutato il suo nickname in Alborosie. Dopo essere riuscito a farsi accettare dai diffidenti giamaicani come uno di loro, ha posto le basi per diventare uno degli artisti reggae più quotati del pianeta, con collaborazioni con musicisti del calibro di Ky-Mani Marley (uno dei figli più giovani di Bob), Sizzla e Gentleman.

Alborosie, che ancora oggi vive in Giamaica e canta in patois giamaicano, ma ogni volta che rientra in patria viene accolto da schiere di amanti del reggae, sta ora per tornare in Italia per due date, il 29 aprile al Live di Trezzo sull’Adda (Milano) e il 30 al Teatro Tendastrisce di Roma, oltre che per qualche toccata e fuga a festival estivi. I live saranno l’occasione per presentare il nuovo disco del musicista e produttore, 2 Times Revolution, di ormai prossima uscita.

Proprio in questo periodo è inoltre uscito il nuovo album di Caparezza (leggi l’intervista), Il sogno eretico, in cui è contenuto un duetto con Alborosie nel brano Legalize the Premier, in cui i due artisti ironizzano su un presidente del Consiglio impegnato non a legalizzare la cannabis, secondo lo stereotipo delle canzoni reggae, bensì se stesso e le proprie malefatte. Chissà che durante uno dei concerti italiani di Alborosie, non sbuchi proprio il suo collega a duettare delle gesta di un premier che non si è solo fatto, ma anche assolto da sé.

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