di Fabrizio Basso

Napoli è un mondo nel mondo e in quanto tale tende a chiudere le vie d'evasione. Ci vuole il salto triplo di Francesco Ciccio Merolla per dare ai concetti un respiro universale. Lui si definisce un alfiere dell'etno-rap. Il suo ultimo disco si intitola Fratammé e racconta di storie che potrebbero accadere ovunque. Nessun uomo è un'isola diceva John Donne. E lo riprese Ernest Heminghway nel frontespizio di Per chi Suona la Campana. Ma nonostante i riconoscimenti della critica, Merolla sente che staccare da terra non è facile.

Come la mettiamo?
Che spero con questo disco di conquistare un respiro nazionale.
Il problema dove sta?
Quando fai musica non convenzionale è difficile farsi conoscere. In più io ho l'aggravanete dei contenuti a sfondo umano.
Come è nato Fratammé?
Ci ho lavorato un anno, sono tutti pezzi scritti in tempi relativamente recenti.
E attuali, ci aggiungerei.
Arabian Groove e O' Viaggio lo sono in particolar modo. In questo momento di sbarchi e immigrazione sono realistiche fotografie.
Essere napoletano la penalizza?
Il discorso va diversificato. Napoli è sempre vista come una città a parte. E' difficile trovare un napoletano che traduce in musica e parole concetti universali. Vorrebbero che ci occupassimo sempre e solo di vicende nostre.
Come si chiama la sua musica?
Etno rap.
Quali insegnamenti offre?
Ci vuole responsabilità nel raccontare. Io mi sento un cittadino comunque che racconta cosa farebbe in determinate situazioni.
O' Viaggio è una storia di disperata immigrazione.
L'ho scritta prima del dramma della Libia, di Gheddafi. Era pensata per l'Afghanistan. In generale quella è gente che vede l'Italia come noi vedevamo l'America. Arrivano qui e sono trattati senza dignità. Ma se si esce dal branco, se si parla con qualcuno di loro individualmente scopriamo che sono come noi. E molti sono istruiti.
Curiosa anche Aggio perso 'e sorde, storia di un signore che perde denaro in metropolitana.
Per noi la Cumana è qualcosa di più di una metropolitana. E' una storia vera. Quando ho sentito un signore sussurrare quella frase affranto ne ho subito percepito la musicalità. Ci ho aggiunto una venatura indiana.
L'album si intitola Fratammé, che è anche una canzone: è la storia di un uomo moroto per errore.
E' un problema che riguarda tutti. Può accadere ovunque. Napoli non ha un popolo unito, come diceva Peppino De Filippo siamo disgregati.
Se ne va in tour?
Ci sono sempre ma da maggio ci sarò ancora di più è andrò anche in Spagna e Germania.

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