di Marco Agustoni

Catanese di nascita, ma vicentina di adozione, la cantautrice Patrizia Laquidara ha deciso di scrivere i brani del suo ultimo album, Il canto dell’Anguana, realizzato assieme agli Hotel Rif, nel dialetto di Vicenza. Ecco come ci ha spiegato le motivazioni di questa e di altre scelte relative al suo nuovo lavoro.

Come mai ha deciso di incidere un intero disco in dialetto vicentino?

Mio padre è siciliano, mia madre veneta e io sono vicentina di adozione, abito qui in zona da quando ho quattro anni. Mi era venuta l’idea di fare un disco di musica popolare e della musica popolare veneta non si sa molto. Per farlo, ho chiesto a Enio Sartori di scrivermi alcune poesie e poi le ho messe in metrica su melodie scritte da me. Per me era importante parlare del luogo in cui vivo, era come fare un dono alla mia terra.

Cos’è questa Anguana che ha ispirato il titolo?
L’Anguana è una figura interessante e attuale, sia fatata che terrificante, è allo stesso tempo una strega e una donna bellissima e abita vicino ai corsi d’acqua. Ci sono molte leggende vicentine in proposito, ma non solo: è una figura che ha riscontro in tante culture. Questo essere è attratto dall’uomo, ma tra loro vige un tabù, perché una volta al mese l’Anguana va a cantare assieme alle sue simili, portando alla luce la sua natura animale, e l’uomo non la può seguire. Puntualmente però l’uomo la segue, con conseguenze tragiche, perché l’Anguana sparisce. È una figura che ci parla del desiderio e della distanza che bisogna avere con l’oggetto del desiderio, in un’epoca che invece ci dice di impossessarci subito di ciò che vogliamo.

La scelta dialettale non rischia di essere limitante, per un musicista?
Se vogliamo parlare di musica popolare, allora dobbiamo per forza prendere in considerazione il dialetto, perché c’è una tradizione melodica italiana, ma non c’è un’unica musica popolare italiana, ogni regione ha la sua. La cosa interessante però è mescolarle, queste diverse tradizioni: nel disco canto in vicentino, ma poi lascio che entrino dentro elementi della cultura popolare del resto d’Italia. È un po’ il contrario di quel che dice la Lega, della cultura e della lingua chiuse.

Lei suona spesso all’estero: come crede che verrà accolto il lavoro al di fuori dell’Italia?
Credo che verrà accolto anche meglio che qui. Vedo che all’estero sono molto aperti verso le musiche tradizionali, e il fatto di capire o non capire le parole non conta.

Porterà l’album in giro dal vivo, nei prossimi mesi?
Il tour dell’Anguana comincerà tra fine maggio e giugno. Finora ho portato in giro uno spettacolo incentrato sulle figure femminili, con brani di miei precedenti dischi e un’anticipazione di quello nuovo.