di Marco Agustoni

Quando si parla di pianoforte, dalle nostre parti ci difendiamo con il jazzista Stefano Bollani, o con la “piano star” Giovanni Allevi, che è riuscito a riportare l’attenzione del grande pubblico su uno strumento che negli ultimi anni è stato un po’ bistrattato. Anche in Germania, però, non se la cavano male, ad esempio con Hauschka, uno dei giovani pianisti e compositori più apprezzati, appena uscito con il suo ottavo disco Salon des amateurs, che con il suo approccio sperimentale è riuscito a conciliare uno strumento come il pianoforte con sonorità da club. Lo abbiamo incontrato appena dopo il meticoloso soundcheck per il suo concerto all’Elita festival di Milano, dove ci ha parlato degli oggetti che usa per manipolare i suoni del suo piano preparato, di progetti cinematografici e, ebbene sì, anche di cosmetici naturali. Ecco l’intervista.

Salon des amateurs segue a breve distanza la pubblicazione del suo precedente disco…
Ho registrato i due dischi in contemporanea. Per Foreign Landscapes scrivevo brani per un'orchestra di dodici elementi, ma allo stesso momento mi è venuta l'idea di scriverne altri che fossero più club-oriented, dalla parte opposta dello spettro musicale. Mi è piaciuto molto lavorare a entrambi e li ho finiti nello stesso momento, tanto che all'inizio con l'etichetta avevamo pensato di fare un solo disco doppio. Poi però abbiamo deciso che sarebbe stato meglio tenere i due progetti separati.

Qual è il punto di partenza per le sue composizioni?
Di solito mi siedo al piano e comincio a improvvisare quel che mi viene in mente, vedendo dove mi porta la musica. Amo molto l'improvvisazione, anche durante i concerti.

Che ruolo ha l’elettronica nella sua musica?
Nei miei primi dischi non usavo mai l'elettronica, perché i suoni e gli effetti li ottenevo per la maggior parte con la preparazione del piano. In Salon des amateurs c'è solo un suono elettronico, il basso. Il resto suona come se si trattasse di effetti elettronici, ma è tutto quanto ricavato dal pianoforte.

Parliamo allora di come lavora sul suo piano: come sceglie e usa gli oggetti con cui ne modifica il suono?
Di solito mi organizzo prima di un concerto, sapendo che avrò bisogno di un determinato suono. Ora, per esempio, ho nel taschino un tappo di plastica che ho preso poco fa da una bottiglia, quando mi sono ricordato che mi sarebbe servito. Mi porto dietro tutta una serie di oggetti, di solito mi riforniscono ai negozi cinesi dove vendono tutto a un euro. Per Salon des amateurs ho usato molti tipi differenti di carta. Spesso utilizzo grandi quantità di palline da ping pong, le metto sulle corde del piano e queste rimbalzando producono effetti interessanti. Oltretutto il pubblico può vederle saltellare, è molto coreografico, e capita anche che qualche palla finisca in giro per la sala.

The Key, di Jeff Desom (musiche di Hauschka)


Le capita anche di scoprire suoni per caso, sperimentando con gli oggetti?
Assolutamente. Tra l’altro ormai i miei fan mi portano sacchetti pieni di oggetti e mi dicono: “Abbiamo trovato queste cose a casa, magari ti tornano utili”. È anche un modo per riciclare oggetti che non si usano più. Però con questo non voglio indurre la gente a portarmi troppe cianfrusaglie, altrimenti non avrò più spazio dove metterle! [ride]

Che importanza ha la ripetizione, nelle sue composizioni?
Gli elementi ripetitivi sono molto importanti. Mi piace la struttura-canzone, ma amo anche i brani che si costruiscono molto lentamente, attraverso loop continui a cui aggiungo progressivamente nuovi dettagli.

Lei ha prestato un suo brano, The children, a un cortometraggio intitolato The Key, e ha anche recitato in un altro corto, Bloksky (guarda il video). Come sono nati questi progetti?
Il regista di Bloksky, Jeff Desom, mi ha scritto via internet dicendo che doveva realizzare un corto per il suo esame finale alla scuola di cinema, e che mi voleva come attore e compositore della colonna sonora. Io gli ho detto che si poteva fare, a patto che non dovessi parlare, perché il mio inglese non è il massimo. Mi ha risposto che era un film muto, quindi era perfetto! Con le mie musiche ha anche realizzato The Key e un altro video che si intitola Morgenrot. Ora mi hanno proposto di realizzare la colonna sonora per un lungometraggio tedesco e comincerò a lavorarci in giugno. Sto entrando in contatto con molti registi e penso che sarà un ambito in cui lavorerò molto.

Una curiosità: cercando “Hauschka” su Google, il suo sito viene battuto da un brand di cosmetici chiamato Dr. Hauschka…
È una delle più importanti ditte di cosmetici ecologici al mondo, negli Stati Uniti moltissime star usano i loro prodotti. Mi hanno anche chiesto di poter utilizzare la mia musica per il loro servizio di assistenza telefonica, e ora ogni tanto mi inviano dei cosmetici in omaggio.

Hauschka – Morgenrot