di Fabrizio Basso

Un pacifista a mano (simbolicamente) armata. Ben Harper si dice pronto a governare il mondo per un giorno ma anche conscio che le sue scelte difficilmente verrebbero capite. Parla lento, con lunghe pause che farebbero impallidire i silenzi di Adriano Celentano. Siede sulla punta del divano, come dovesse scattare improvvisamente per un luogo indefinito. Forse è per questo che indossa una paio di Nike da skateboard e non rinuncia al suo cappello alla Borsalino, alla camicia aperta sopra la t-shirt. Ma soprattutto quando ti guarda diritto negli occhi hai la sensazione che ti stia intrappolando. Il suo nuovo disco si chiama Give Till It's Gone ed è tutto suo. Non lo condivide con altri, ci sono solo ospiti. Ma che ospiti: Jackson Browne e Ringo Star.

Sembra una anima inquieta, ogni disco cambia linea.
Voglio stare meglio di ieri. Voglio essere una persona migliore. Cambiare è sempre ambizioso per un vecchio come me. E poi ho un obiettivo!
Quale?
Cambiare più formazioni di Jack White dei White Stripes.
In estate sarà in Italia per 5 concerti, apre il 18 luglio a Lucca e poi il 19 a Roma, il 20 al Jazzin Festival a Milano, il 29 a Tarvisio e il 30 a Villafranca di Verona.
Mi piace suonare in Italia, farei un tour solo italiano.
A Milano sarà sul palco con Robert Plant: suonerete insieme?
Spero che Dio la ascolti. In realtà non so nulla ancora di quella data. Comunque siamo simili, anche lui sta lavorando a molti progetti differenti.
Come si rapporta col successo?
Da giovane pensi che sia naturale. Invecchiando ti stupisci ogni giorno per quello che vedi davanti a te da un palco. L'importante è che non si traduca in una ambizione smodata.
Oggi fare musica è difficile.
Certo, quando il prezzo di una canzone è 0,99 centesimi: costa meno di una barretta di Mars, è incredibile.
Una sua canzone Rock'n'Roll is Free.
Sarebbe stato brutto cantare che è cheap.
Abbastanza. Lei è sempre stato libero?
Mia madre mi ha detto che ho iniziato a camminare senza passare dalla fase del gattonamento. Mi sono istruito senza leggere manuali. Ho fatto tutto da solo, dunque sono libero.
Bella la vita della rockstar, eh?
Ormai mi sento a casa anche nelle stanze di albergo. Pure nel vento mi sentirei a mio agio anche se è pericoloso. Fatico di più a sentirmi a casa nella discografia dopo 20 anni che ci lavoro. Li subisco una disconnessione.
E' un po' nomade.
Mi piace essere gipsy, gitano,
Che pensa di Obama?
Ha portato molta grazia nelle istituzioni politiche. Era tutto così fossilizzato che un minimo accenno di cambiamento è un importante incremento.
Ma vede cambiamenti?
Si anche se spesso non sono visibili a occhio nudo. Ogni giorno qualcosa si muove.
Ma anche lui ha fatto sganciare bombe.
E' un lavoro sporco ma qualcuno talvolta deve farlo.
Farebbe il presidente?
Per un giorno. Ma non credo l'umanità sia pronta. Sono un estremista politico, spirituale ed emotivo e la gente non sarebbe pronta. talvolta ho la sensazione di vivere nel pianeta sbagliato. Odio le guerre ma mi definisco un pacifista armato.
Torniamo alla musica?
Volentieri.
Give Till It's Gone è disco intimista.
Spero che i sentimenti che ci ho messo dentro non si siano smarriti nella fase di produzione.
Come è andata la collaborazione con Ringo Star?
E' una persona tranquillissima. In questi momenti non conta il passato, non conta che sei stato un Beatles. Certo che suonare con l'inventore del r'n'r drumming è straordinario.
E Jackson Browne?
Lavoravo nel suo studio. sapevo che provava in un'altra sala. Sono andato ad ascoltarlo e poi gli ho fatto sentire il mio lavoro. Timidamente gli ho chiesto di cantare in una canzone e ha accetatto.
Felice?
Se  nel 1992 mi avessero detto: scommeti un milione di dollari che nel 2011 suonerai con Ringo Star...avrei puntato.
Presuntuoso!
Ma che dice, avrei scommesso contro di me!