di Fabrizio Basso

Nicola Conte è uomo di mondo. Nel senso che lui il globo lo ha girato davvero accompagnando la sua musica a zonzo per i continenti. Ma quando riesce a fermarsi in Italia, predilige la sua Puglia: "Bari, dove sono nato, o tanti luoghi nascosti, misteriosi e bellissimi". Poi non rinuncia, quando può, a qualche giorno a Londra "anche solo per respirarne l'aria". E' più facile capire perché è tutto contaminato nella vita di questo musicista. Il fresco album Love & Revolution ne è la conferma. Oltre a essere l'inizio di un nuovo ciclo musicale.

Allora come nasce la sua musica?
Io devo sperimentare e farlo nel tempo. E' il modo migliore per valorizzarla.
Ciò avviene anche nel live?
L'approccio ai concerti è mutato negli annio. E' un work in progress. Io ho musicisti diversi da concerto a concerto e ogni serata è sempre diversa dalla precedente e dalla seguente. La scelta del repertorio è influenzata dal fatto che la voce sia maschile o femminile.
Quindi per lei fare un disco live o un dvd live è un blocco evolutivo.
Di solito mi concedo a questi lavori solo quando ritengo chiuso un ciclo.
Come nasce Love & Revolution?
In giro per il mondo. Poi anche a casa mia a Bari. Ma dietro ci sono ragionamenti e ripensamenti. Le registrazioni sono state rapide, massimo 3, 4 prove ma giusto se percepivo qualche intoppo.
Metodo di lavoro?
Meticoloso. Prima con pochi musicisti per impostare, poi con grosso della band.
E' un disco che affonda la musica nei problemi dei nostri tempi.
Ho privilegiato le tinte fosche e scure, quelle profonde. Ci sono misticismo e spiritualità, è un disco che va oltre l'orizzonte. Chi vive chiuso in una stanza fa musica claustrofobica, bisogna avere una visione aperta.
Lei è uno dei pochi italiani internazionali.
Sono stato catturato da questa dimensione senza confini. Per anni il mio centro è stato Londra. E ancora oggi quando posso ci vado, anche solo pochi giorni per respirarne l'aria.
Difficile la vita di oggi?
L'insofferenza si percepsice. C'è un misto di frustazione e scoramento. Le cose non sono mai cambiate, ogni volta che nascevano segnali di cambiamento capitava qualcosa che li frenava, spesso l'epilogo era violento: penso al terrorismo e a tangentopoli.
Con Love & Revolution va oltre?
Ogni disco è una evoluzione.
E questo?
E impegnativo, artisticamente parlando. Comunque io ne avrei già altri due pronti. Ci sarà di certo un seguito, anche se con un altro titolo: considero Love & Revolution l'inizio di un nuovo capitolo.