di Gabriele De Palma

Ha fatto silenziosamente la sua comparsa nel mondo della musica digitale un nuovo servizio firmato Google. Dopo il lancio negli Usa dell'archivio online Google Music, dalla settimana scorsa ha visto la luce la YouTube 100, classifica dei video musicali più visti della settimana sul sito di video-sharing acquistato nel 2006 da Brin e Page. Nulla di nuovo dal punto di vista tecnologico: le classifiche dei più visti sono giù presenti da tempo per tutte le tipologie di videoclip caricati sulla piattaforma di condivisione video. In questo caso semplicemente viene esplicitata quella dei videoclip musicali eseguibili in streaming, tenendo in un unico calderone video ufficiali e amatoriali e lasciando che a mettere in fila i milioni di videoclip siano – in pieno spirito social – gli utenti. La top 100 è infatti generata automaticamente dalle visite registrate negli ultimi sette giorni e le cover più improbabili e divertenti registrate e condivise dai fan se la potranno vedere direttamente con gli originali cui si sono ispirate.

YouTube è per i nativi digitali quello che per i loro fratelli maggiori è stato MTV, la musica fatta video. E se in un primo tempo le clip originali erano pubblicate sulla piattaforma al limite del legale, se non oltre, da qualche tempo tutte le principali etichette hanno un proprio canale su YouTube che alimentano con assiduità.
L'aderenza del metodo di classificazione usato da YouTube 100 alle reali preferenze degli ascoltatori potrebbe presto far diventare questa classifica molto più autorevole e ascoltata delle tradizionali chart di Billboard. E che il calcolo delle vendite di cd e di download a pagamento (come la celebre iTunes Chart) non sia più rappresentativo del mercato e delle preferenze del pubblico è già assodato nell'industria.

YouTube 100 non è la prima classifica ufficiale che rifugge in tutto o in parte il dato delle vendite fisiche e digitali. Tra le più autorevole top 100 ci sono da qualche anno infatti quelle realizzata da Big Champagne, società specializzata in statistiche del web che tracciano la popolarità delle canzoni condivise attraverso servizi peer to peer; e l'ultima confezionata si chiama Ultimate Chart ed è stilata in base ai download di file mp3 su Amazon e su Vevo, alle fan page delle band su Facebook e su Twitter.
La stessa MTV si è accorta del cambiamento in corso e si è messa in pari con MTV Music Meter, che tiene conto della popolarità della musica sui social network. We are Hunted invece mescola Facebook e Twitter alle statistiche del traffico p2p.

La novità della crescente rilevanza del palcoscenico web, caratterizzato da una semplificazione dei mezzi e dei formati dei video, suscita qualche perplessità tra i cultori della qualità, ben espresse nell'editoriale di Gizmodo che paventa la fine delle buone riprese nei videoclip: a cavallo tra gli anni '90 e la prima decade del 200 questa nuova forma di distribuzione della musica aveva raggiunto vertici di sofisticazione degni delle più costose pellicole holliwoodiane.

Tanta eterogeneità di fonti e criteri di rilevanza lascerebbero presagire nomi e suoni molto diversi tra le classifiche social e quelle ufficiali basate sulle vendite. Invece la prima YouTube 100 (che ha calcolato le visite della settimana conclusasi il 10 maggio) ha visto primeggiare i soliti noti: al primo posto Jennifer Lopez, seguita da Lady Gaga e Kate Perry. La prima vera outsider è Rebecca Black con Friday, video popolarissimo su YouTube dove è stato visto da 130 milioni di utenti in due mesi dividendo il pubblico in due (è stato votato anche il brano più brutto della storia). Friday si è piazzato all'ottavo posto. Ma forse è solo l'inizio.

Guarda il video ufficiale di Friday di Rebecca Black