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di Lorenzo Longhi


Un nuovo album per arricchire una galleria di personaggi - eroi e antieroi, macchiette spesso surreali ma realissime - che non ha eguali. La Bandabardò è uscita il 3 maggio con Scaccianuvole, ottavo album in studio a distanza di quasi tre anni da Ottavio. In mezzo, la collaborazione con Goran Bregovic per Allegro ma non troppo e Sette x uno, in cui Enrico “Erriquez” Greppi e compagni hanno musicato monologhi, fra gli altri, anche di Fo e Riondino. Oltre a un tour perenne che, il 13 maggio al “Fuori Orario” di Taneto, è ripartito dalla data numero 1257 dopo avere toccato anche Canada, Francia e Germania. Un album e un tour, dopo 8 anni, senza più le percussioni e la tromba di Ramon Caravallo Armas, che pure comparirà come guest star in alcune tappe.

Non male, Erriquez, per una band che da poche settimane è diventata maggiorenne…

All’inizio volevamo provare a vivere di musica per tre o quattro anni. Siamo ancora qui. Per fare divertire il pubblico,
coinvolgerlo.
Con Scaccianuvole lo fate partendo da una realtà amara.
Ci piace ballare, ridere e scherzare anche su cose tristi. Raccontiamo ciò che accade sotto questo cielo. Chi se ne va, chi abbandona, ma anche chi lotta e non molla. Un atto d’amore.
Nei confronti di chi?
Dell’Italia, per questo abbiamo voluto citare personaggi straordinari come Saviano, Benigni, De Andrè, Gino Strada. Siamo ancora convinti che, nonostante i tempi, essere italiani sia una fortuna, per merito anche di certa gente.
Come quelli che salgono sui tetti per protestare?
E’ pensando a loro, ad un paese di cittadini e non di elettori, che abbiamo scritto Come i Beatles.
Fra i vostri antieroi ora c’è pure un personaggio da Bunga bunga…
In Godi, che è la canzone più assurda. Racconta di un uomo, un campione di shanghai, che offre la sua abilità per farsi invitare ai festini de miliardari. Garantendo soddisfazione.
Non tutti i Sette re che cantate dal 2002 sono caduti. Preoccupato?
Ci vuole tempo, ma i re cadono. È la storia dei potenti, dei Palazzi. Però non so come facciano a vivere di questo, solo per il potere: la vita è un'altra cosa. Noi preferiamo la semplicità, una ricerca della felicità diversa.
Scaccianuvole suona diversamente dai vostri dischi precedenti.
Abbiamo voluto fare un passo indietro, levando le dinamiche del digitale per cercare un uso del suono simile a quello
del vinile. All’inizio, era quello che avevamo in mente.
Anche la fisarmonica serve a questo?
E’ uno strumento che regala una armoniosa malinconia in un disco caldo, romantico.
C’è un po’ di tutto, però. Chanson, folk da far ballare anche i sassi, persino un po’ di Gaber. Il pubblico dimostra di gradire.
Non ci siamo mai chiesti perché le cose andassero così bene, non c’è mai stato nulla di volontario. Ciò che arriva è la spontaneità, un rapporto semplice, senza formule magiche.