di Camilla Sernagiotto

Ci sono scandali che i paparazzi non vedono l’ora di sbattere in copertina, almeno nel mondo del Gossip d’assalto.

Ma ci sono anche scandali che diventano tali solo quando finiscono sulle cover!

Non si tratta di riviste patinate, di magazine farciti di scoop, di condensati fotografici di topless e starlette senza veli, bensì di dischi che hanno fatto la storia della musica.

Dai Beatles ai Rolling Stones passando per Jimi Hendrix e i Led Zeppelin, non c’è mostro sacro delle sette note che non abbia almeno un album messo all’indice.

E stavolta galeotto non è il disco in sé, bensì… la copertina!

Niente parolacce nei testi, frasi sataniche da leggere al contrario o istigazioni al suicidio: è l’immagine che campeggia sul CD o sul vinile che spesso fa scattare la censura.

Tutti ci sono passati, dai quei quattro bravi ragazzi di Liverpool che nel 1966 se ne uscirono con un’immagine da copertina shock in cui comparivano vestiti da macellai con bambole nude fatte a pezzi (l’album era Yesterday and Today) fino ad arrivare agli Strokes, che nel 2001 si videro ritirare Is This It dagli scaffali a stelle e strisce perché l’America non apprezzava la loro copertina sadomaso…

Ma la Terra della Libertà per eccellenza non si è limitata a censurare la band capitanata da Julian Casablancas: riservò lo stesso trattamento a Jimi Hendrix, vietando la cover con le ragazze nude di Electric Ladyland (1968), ai Led Zeppelin, mettendo al bando quella di Houses of The Holy (1973) in cui compariva una bambina con le natiche al vento, e a tanti altri nomi degni della House of Fame.

Tra questi, anche i Roxy Music dovettero rimettere mano a Country Life eliminando il semi-nudo delle due amiche di Bryan Ferry che avevano posato per la copertina.

Quelli a cui andò peggio furono però i Bow Wow Wow

Per l’immagine del disco See Jungle! See Jungle! (1981), il gruppo si ispirò al dipinto Colazione sull’erba di Manet, ma la cantante nuda aveva solo 14 anni: oltre alla censura, scattò la denuncia per sfruttamento di minori.

E in Italia?

Anche il Bel paese ha la sua lunga tradizione di dischi censurati a causa di immagini troppo osé…

Il maestro del genere? Fausto Papetti, il sassofonista che nell’arco degli Anni Cinquanta e Sessanta sfornò una sfilza di album in cui il termine “copertina” perdeva un po’ senso: le donne che vi comparivano erano tutto fuorché coperte…