di Fabrizio Basso

Ma davvero bisogna tenere il diavolo a bada? E come? ce lo racconta Cesare Basile nel suo album Sette pietre per tenere il Diavolo a bada. Un titolo che potrebbe uscire dall'Antico Testamento. O da un testo Sufi. O anche solo da una favola. Cesare Basile è un patrimonio della musica italiana. E' un signore che ha scelto, dopo vari girovagare, di tornare a vivere in Sicilia. nella sua Sicilia. E non ha paura ad andare nelle scuole per parlare, ai ragazzini, di musica e legalità. Quest'ultimo è un concetto che lii stesso mastica da poco "visto che nell'illegalità ci sono passato".

Il disco ha una genialata che si chiama: a casa la batteria. A Basile servivano "percussioni più basse, la batteria rischiava di essere troppa roba. Le frequenze basse dei tamburi reggono di più le inquietudini". Poetica, sensiblità, intuizioni, estro e genio si intersecano in questo album che, prima di esportare oltre lo stretto di Messina, ha deciso di racontare capillarmente in Sicilia. Lui è uno dei promotori dell'Arsenale, una associazione di arti e mestieri (perché checchè se ne dica in Italia fare musica è un mestiere non un passatempo. Pardon: perditempo): "Nasce da una voglia di condivisione. Incontri quasi carbonari che portano stimoli belli".

Per altro Basile gli stimoli li coglie ovunque. Spiegando Sette pietre per tenere il Diavolo a bada ha detto che è "un disco apolide. Ho preso spunto da tutto quello che mi capitava indipendentemente dal luogo. Ho poco pensato e tanto fatto. I live si veste diversamente. I miei diavoletti del blues vanno tenuti a bada affinché le tue idee arrivano dove aspiri. Per capire la gente bisogna vivere in strada. Bisogna stare con la gente e tra la gente soprattutto in una stagione come la attuale dove ogni giorno siamo derubati della dignità personale"