di Marco Agustoni

Con l’ultimo album Che bello essere noi, i Club Dogo hanno raggiunto i vertici delle classifiche. Ora, mentre il collega dj e producer Don Joe si cimenta con Shablo in un altro progetto collaterale, Thori & Rocce (leggi l’intervista), Gue Pequeno, mc del gruppo milanese assieme a Jake la Furia, ha pubblicato un disco solista intitolato Il ragazzo d’oro. Ed è subito schizzato in cima alla classifica delle vendite su iTunes. Ne abbiamo parlato con lui.

Domanda d’obbligo: come mai hai sentito la necessità di un disco al di fuori dei Club Dogo?
Questo lavoro non vuole essere un nuovo start e un abbandono della band. Anzi. Io ho la tradizione di pubblicare questi mixtape che gli appassionati conoscono bene, con rime improvvisate su basi di pezzi americani. Inoltre sono uno degli mc più richiesti dagli altri artisti hip hop, quindi è da tanto che mi muovo in maniera indipendente dal gruppo. Quando mi sono trovato a fare un nuovo mixtape, mi sono reso conto di avere fatto dei brani più importanti e a volere usare delle basi originali. Da lì poi è nata l’occasione di pubblicare il disco.

In questo progetto solista hai messo contenuti più personali, rispetto che negli album coi Dogo?
Sì, senza dubbio. Questo è un disco che ha molta personalità e sono contento che non sia un disco dei Dogo tarocco. Ci sono degli episodi in cui ho fatto dei passi avanti come scrittura e mi sono messo in gioco, per cui sono molto soddisfatto del risultato.

Hai anche sperimentato di più da un punto di vista musicale?
Già coi Dogo siamo sempre andati oltre, con pezzi che magari non sono stati capiti subito. Con il mio disco ho fatto davvero tutto quello che mi passava per la testa e per questo è un lavoro assolutamente vario, con pezzi come la title track che riprende suoni che vanno adesso in America a brani r’n’b lenti, passando per altri che sembrano venire dalla Golden Age anni ’90 o dall’electro anni ’80.

I due video e singoli che hanno accompagnato l’uscita del disco, Il ragazzo d’oro (con Caneda) e Non lo spegnere (con Entics), uno urbano e sperimentale e l’altro più solare, sono quasi agli opposti…
Ora che stiamo parlando i singoli sono già quattro: per questo disco voglio lavorare all’americana, con molti estratti, anche perché oggi come oggi si possono girare video con grande facilità. Il ragazzo d’oro con è uno dei miei pezzi preferiti, così come di molti miei colleghi, anche se è un po’ più difficile da capire. Ma l’attitudine è “chi se ne frega”. E in ogni caso, ce n’è per tutti, con pezzi diversissimi tra loro, anche se non per fare il paraculo e piacere al maggior numero di persone.

Tra Dogo Gang ed esterni, come hai scelto gli ospiti?
Non ho fatto una scelta di mercato, chiamando tutti quelli forti. Ho semplicemente chiamato quelli che volevo, tra cui ci sono artisti affermati e altri invece che magari sono al primo pezzo “ufficiale”. Per quanto riguarda i produttori non ho abusato troppo di Don Joe, che c'è solo in tre pezzi, per non fare la brutta copia dei Club Dogo, e ho chiamato un po’ di producer classici come Fritz da Cat, Dj Shocca, Zonta, Bassi Maestro e via dicendo.

È matematica l’equazione “maggiore successo = maggiori critiche”?
Io ho imparato che è così. Ma in realtà si riceve anche un sacco di amore. È amore e odio. Se ti amano in tanti sei bravo, se ti odiano anche in tanti sei il migliore. Del resto oggi con Youtube e internet tutti possono commentare: se uno vuole scrivere “vaffanculo”, bene.

Porterai il disco in tour anche al di fuori dei Club Dogo?
Adesso sarò in tour con la band. Da settembre invece farò anche dei live e dei dj set per portare in giro questo disco e mi porterò dietro dj Harsh. Non so ancora però che mc avrò con me, ma posso preannunciare che sto già guardando alle nuove leve.

I tuoi cinque video hip hop preferiti?
Andando sull’America ce ne sarebbero troppi, cominciamo con l’Italia. Sicuramente quello di Shablo e Don Joe, Le leggende non muoiono mai, perché è veramente un kolossal.



Sempre in Italia Emis Killa con Neve e fango.



Spostandoci in Francia direi Molotov 4 di Sefyou e Caesar Palace di Booba.





E per chiudere anche qualcosa di americano, dai. You BE Killin’Em di Faboulous, con Amber Rose.