di Floriana Ferrando

Hanno venduto migliaia di copie e sono cliccatissimi su YouTube, ma sono anche stati vietati in diversi paesi, e spesso sono stati censurati dopo le proteste dei comitati dei genitori e dei consumatori. Sono i dieci video musicali più controversi della storia selezionati dalla rivista TIME. E così ancora una volta scandalo fa rima con successo.

Star indiscussa del genere è Marylin Manson. Fra cocaina, sesso, scene di autoerotismo e autolesionismo, il video (attenzione: immagini molto crude) della sua (S)aint del 2003 guadagna a pieno titolo lo scalino più alto del podio. Anche se, a dire il vero, con il suo occhio vitreo e le occhiaie scure rischia di essere lo stesso cantante a fare rabbrividire gli spettatori. Il video è circolato integralmente solamente in Germania e Giappone, negli Stati Uniti non è mai andato in onda.

Ancora droga e sesso libero in (attenzione: immagini molto crude)  Smack My Bitch Up dei Prodigy (dove già il titolo - “Picchio la mia prostituta” - lascia poco all’immaginazione). Ma anche prostituzione, violenza sulle donne e guida in stato di ebbrezza, tanto che il gruppo britannico è stato accusato di misoginia. Il TIME lo classifica “solo” al terzo posto.

A seguire il video Born Free di M.I.A., una scarica di violenze su minori di oltre nove minuti. Oppure Stan, di Eminem, la storia di un pazzo psicopatico che sfoga tutta la sua rabbia e il suo disagio picchiando la moglie incinta, arrivando a chiuderla nel bagagliaio dell’auto per portarla chissà dove. MTV fu la prima a tagliare le scene più crude.

Guarda il video di Stan (versione breve)



E ancora, un’emaciata Fiona Apple che con il video Criminal del 1997 fece addirittura parlare di pedopornografia, seppure in quello stesso anno ricevette un premio agli MTV Video Music Award come Best New Artist.
Stessa sorte per The Thunder Rolls di Garth Brooks, nominato nel 1991 dalla Country Music Association come Music Video of the Year ma allo stesso tempo vietato su alcune reti televisive. E ci sono anche quelli per cui lo scandalo è stato un fuoriprogramma (quasi) inaspettato. E’ il caso di Christina Aguilera che con il video Dirrty ha fatto insorgere la Thailandia che l’ha accusata di sdoganare il turismo sessuale e lo sfruttamento minorile.

La polemica più recente in materia, però, è scaturita dopo la messa in onda del video (ATTENZIONE: immagini molto crude) Man Down di Rihanna. Un inno contro gli stupri che però, a detta di Paul Porter, co-fondatore di BET (Black Entertainment Television), “non offre alcuna soluzione positiva per le vittime di violenza sessuale, se non la giustizia fai da te”. E il Parents Television Council è insorto chiedendo di non trasmettere il videoclip (dove si vede chiaramente un uomo colpito alla testa da un proiettile) su MTV e BET. D’altronde la bella cantante  non è nuova a polemiche del genere. Precedentemente a dare scandalo era stato il suo S&M dove fra fruste e catene era il sesso sadomaso a farla da padrone. Il video è stato vietato in 11 paesi.

Infine, non si può dimenticare Like a Prayer di Madonna, il video del 1989 che ha fatto insorgere le organizzazioni religiose. Ma non c’è da stupirsi, un Santo sedotto da Lady Ciccone non poteva certo passare in sordina.

Guarda il video di Like a Prayer