di Marco Agustoni

2011. Nonostante tutto, i Casino Royale sono ancora qui. Nati nel 1987 con le sonorità in levare del disco d’esordio, Soul of Ska, sono poi passati per numerose trasformazioni che li hanno portati ad esplorare i territori del rock, del crossover, del trip hop, della drum’n’bass, passando per una pausa durata nove anni e per il ritorno con Reale, del 2006. Sempre e comunque all’avanguardia, alle volte pure troppo per il pigro pubblico italiano. Ora sono tornati con Io e la mia ombra, un disco che da un punto di vista musicale raccoglie e amalgama un po’ tutto il percorso della band milanese: il risultato è uno dei migliori lavori italiani degli ultimi anni. Per l’occasione, abbiamo parlato con due membri della band, Alioscia Bisceglia e Patrick Benifei.

Da un punto di vista musicale in questo disco c’è di tutto, compresi richiami a sonorità di vostri vecchi dischi come Sempre più vicini o CRX
Alioscia: Sì, è una cosa che in effetti ci siamo detti. Il nostro precedente disco, Reale, prodotto con Howie B, è stato un disco fatto in studio, suonato da una band con un set rock. In qualche modo era un disco classico. Quando abbiamo deciso di produrci per il nuovo disco ci siamo detti che negli anni ’90 noi facevamo quello che adesso la gente è pronta ad ascoltare, quindi ora che i tempi sono maturi abbiamo pensato di fare qualcosa con un po’ più di elettronica in evidenza. Quindi è vero che c’è qualcosa di quei dischi. In ogni caso è venuto fuori un prodotto con un buon equilibrio tra dance ed elettronica e forma canzone: il risultato è un album pop di buona qualità. Insomma, abbiamo fatto un disco pop italiano.
Patrick: Si balla un po’ di più, mentre in Reale avevamo un approccio un po’ più rock, per l’appunto.

Come avete lavorato a questo disco?
Alioscia: Il modo in cui lavoriamo è cambiato, perché adesso abbiamo altri lavori e una famiglia, quindi magari ci siamo incontrati ogni due settimane e ci siamo rimpallati le idee a distanza, ogni tanto anche litigando perché qualcuno aveva cambiato una cosa fatta da un altro. Insomma, non ci siamo chiusi in studio a registrare un disco tutto di fila e i tempi si sono dilatati, anche perché o hai un team di autori che ti scrivono le canzoni, o per raccontare delle cose le devi vivere in prima persona.



Siete sempre stati molto legati, nel bene e nel male, a Milano. In Città di niente parlate di una “metropoli necropoli”, ma dopo le recenti amministrative non vi sembra che ci sia stato una sorta di risveglio partecipativo?
Alioscia: Basta guardare il nostro sorriso quando ne parliamo… [ride] Ma la vera sfida comincia adesso. Il primo passo sarà cominciare a parlare di “noi”, non solo di “loro” come politici, metterci in gioco in prima persona, fare massa critica e dialogare con chi governa. Non con un partito, ma con delle persone. Detto questo, i presupposti ci sono. Milano in questi anni è stata violentata da lobby di business men che hanno fatto solo i loro affari. Forse la gente doveva essere portata a un punto di esasperazione, finché non c’è stato un moto d’orgoglio.

Insomma, amore o odio nei confronti della città?
Io Milano la amo e l’ho odiata, anche se non ho mai pensato di abbandonarla, anche perché una vittoria vera è fondamentale per le generazioni future. Non voglio che mia figlia di dieci anni per ottenere qualcosa debba ricominciare il percorso antagonista che ho fatto io. A Milano la gente viene solo per lavorare e l’unica forma di socialità è scassarsi nei weekend. Qual è l’identità culturale di Milano, il Salone del Mobile dove puoi andare a cinquecento inaugurazioni per bere un bianchino? Io penso che questa città possa offrire qualcosa di più.

Avete cominciato a suonare nel 1987: da allora come è cambiata la fruizione di musica?
Alioscia: Ormai la musica si vive molto più al chiuso. I social network e tutto il resto hanno reso più facile comunicare, ma un tempo per incontrare altre persone che facevano musica dovevi andare nel locale, nel centro sociale, nel negozio di musica… ora è bellissimo poter condividere tutto in un attimo, ma meno ti si vede in giro e meno fai massa critica. Detto questo, per quanto riguarda la musica la Rete è il futuro, anche se è ancora tutto in via di definizione.

A proposito di social network: Ogni uomo una radio è una sorta di punto della situazione su un’epoca di web 2.0, user-generated content e anche di rivoluzioni nate in Rete?
Alioscia: Io ne davo un’interpretazione un po’ più “steineriana”, ma mi piace questo modo di vederla…
Patrick: Io invece la canzone la vedo proprio così: ogni uomo è come una radio e grazie alla Rete ha la possibilità di diventare una cassa di risonanza di pensieri e di esperienze. Vedi in Nord Africa o in altre parti del mondo, con le rivoluzioni che passano su Facebook o su Twitter.  In ogni caso è divertente vedere che non sappiamo neanche noi bene di cosa parliamo! [ride]
Alioscia: È il bello delle canzoni: ognuno le può interpretare a modo suo. Penso anche a Io e la mia ombra, il singolo, che a dispetto del ritmo ha un testo serio: magari qualcuno la ballerà come se fosse 24000 baci, ma in realtà parla di depressione. [ride] Comunque, assunta questa chiave di lettura legata al web, la mia era un po’ più planetaria: se vai in giro e cerchi di sintonizzarti sugli altri, partendo da te stesso e dalla tua vita, poi riesci a muoverti di conseguenza e a far parte di questa massa che pulsa su una certa frequenza. E quando ci sono delle vibrazioni simili succedono cose come a Milano, dove erano in gioco determinate energie e la gente si è trovata a condividere uno stesso stato d’animo, senza che ci fossero grandi discussioni e approfondimenti politici.

Stanco ancora no è una sorta di manifesto della vostra musica?
Alioscia: In un certo senso sì, rivendichiamo il fatto di essere stato un gruppo abbastanza importante per la scena musicale italiana, un po’ per le sonorità, ma anche per il percorso: siamo sopravvissuti passando per l’underground, per le major, per la crisi delle major, per il web e ancora adesso siamo dovuti ripartire, perché dopo i nove anni di silenzio precedenti a Reale ci siamo dovuti riproporre da capo. Insomma, non ci siamo annoiati, dall’87 a oggi.

Avete già in mente per Io e la mia ombra qualcosa di simile al disco di remix dub che avete fatto per Reale?
Alioscia: Stiamo già facendo un botto di remix, ci saranno delle versionipiù da clubbing, dove la forma canzone non è così importante.