di Lorenzo Longhi

Una chitarra e un quartetto d’archi per esaltare una voce inconfondibile e testi di valore. Per godere di più, per dirla con le parole di Luca Madonia, “vecchio emergente” della canzone italiana, come lui stesso si è definito nell’ambito di Parola Cantata, festival della buona musica nostrana curato da Mauro Ermanno Giovanardi dei La Crus. Dove il cantautore catanese ha regalato una mezz’ora del tour acustico che lo vede sul palco con lo string quartet di Andrea Di Cesare.

Eppure, Luca Madonia, lei emergente lo era anche quasi trent’anni fa.

Sono sempre stato borderline, nella mia carriera, e devo dire che non mi è dispiaciuto. Con i Denovo eravamo i giovani emergenti, poi emergente lo sono tornato da solista. La carriera di un musicista è il grafico di un elettrocardiogramma impazzito.

Lei non soffre la frenesia da promozione?

Non ho l’ansia di fare uscire dischi a tutti i costi. Se non sono convinto, non esco. Ho avuto lunghi momenti di fermo discografico, perché non per forza si deve vivere la musica in maniera coatta. Questo mi ha permesso di andare avanti seguendo alcuni progetti che volevo.

Ha raggiunto la sua realizzazione musicale?
Sicuramente. Nascere con i Denovo, in un decennio in cui si viveva uno spirito pionieristico, mi è rimasto nel dna.

Vent’anni dopo lo scioglimento, che memoria ne ha?
Un bellissimo ricordo. Ora, poi, ho realizzato che qualcosa al panorama musicale lo abbiamo dato anche noi, le gratificazioni sono arrivate anche dopo.

Per lei, piuttosto parco per quanto riguarda gli album, questo 2011 è già molto intenso. Da Sanremo con Battiato a farle da… “corista”, come disse lui, all’uscita de l’Alieno, passando per il nuovo tour.

È la prima volta che mollo l’andazzo rock per una dimensione così. Parto con una chitarra acustica e un quartetto d’archi (quello di Andrea Di Cesare, che spesso ha lavorato con Carmen Consoli, ndr), mano a mano che proseguirà il tour allargherò il gruppo con basso e batteria. Voglio dare più spazio alla voce. Armonicamente è un discorso diverso, scenograficamente anche: canto e suono da seduto, è cosa nuova.

Anche i brani hanno una veste diversa?
Sono diversi gli arrangiamenti, sia per i brani di repertorio, miei e del periodo Denovo, sia per le cover.

Dove nasce l’idea?

Da una esigenza dettata dall’importanza della voce e dei testi. Qui sei solo con le parole e l’armonia.

L’approccio degli archi non è solamente soft.
Amo la pressione della musica. Trovo che gli archi di Eleanor Rigby siano molto più potenti e punk di un gruppo di metallo, per paradosso. Ho impostato gli archi così, non solo armonie e sviolinate. E c’è la chitarra in controcanto.

Il “vecchio emergente” è soddisfatto?

Sì, di questo ultimo disco, del tour e anche di idee nuove su cui sto lavorando. Quando sono uscito dai Denovo ho fatto cose che mi piacevano molto, anche se anche se allora la produzione forse ha un po’ mortificato le canzoni. Ho scoperto che possono bastare una chitarra, una voce e la giusta armonia per godere di più.

Luca Madonia "grida" insieme ad Andrea di Cesare e al Quartetto d'Archi