Impossibile raccontare le oltre 200 esibizioni del Sonar di Barcellona, il festival di musica d’avanguardia e arti multimediali che da 17 anni anima il capoluogo catalano all'inizio dell'estate. Qual è il segreto di un festival così longevo e ancora capace di attirare l’attenzione di migliaia di persone?

I nomi di spicco fanno tanto ma non bastano. Al fianco di artisti affermati abbiamo potuto ascoltare e apprezzare tantissimi talenti emergenti, di cui si sentirà parlare nei prossimi anni. E’ proprio grazie a questo grande lavoro di ricerca che ormai si è instaurato un rapporto di fiducia con il pubblico tale per cui la partecipazione è assicurata a prescindere dalla line up.

E proprio su due nomi, tra i tanti, ci concentriamo: due modi di di intendere e fare musica completamente diversi, ma altrettanto coinvolgenti. L’inglese Ghost Poet e un gruppo di artisti sudafricani raccolti sotto il nome collettivo di Shangaan Electro.

Ghost Poet ha sfornato un album che per la critica è uno dei migliori dell’anno, contaminando il beat di hip hop sperimentale  e dubstep, il tutto condito da un cantato indolente e trascinato. Basti aggiungere che la critica straniera per lui ha scomodato il nome di Gill Scott Heron, il poeta e musicista americano recentemente scomparso.

Shangaan Electro
è il nome di una raccolta effettuata dalla Honest John (etichetta inglese) che racconta la scena dell’underground afro-dance sudafricano: un allegro e coloratissimo mix di marimbe suonate come se fossero musica techno e danze scatenate. Assolutamente da scoprire.