E se davvero il concerto perfetto fosse stato l’ultimo a Milano del tour 2011? Quello che è iniziato tardi, perché il Komandante aveva male a una spalla, e finito presto, perché una normativa proibisce ai concerti di terminare oltre le 23.30? Mercoledì 22 giugno Vasco ha calato il poker su San Siro: quattro concerti in sette giorni nella Scala del calcio. Altrettanti sold out.

Il 16 e il 17 è andata discretamente, inizio quasi puntuale alle 20.45 qualche parola strascicata, qualche discorso un po’ zoppo ma lui e i suoi fantastici “ragazzi” hanno incantato la folla. Il 21 un buon concerto anche se sul momento acustico, che è a tre, quattro canzoni dalla fine, ha bisticciato con le parole e la chitarra e se ne è andato bofonchiando “prometto che per la prossima volta studio di più”. E poi, mercoledì 22 giugno, il patatrac. La stanchezza, una spalla malandata a causa di uno stiramento e un po’ di sfiga, diciamolo pure,  lo hanno blindato nel suo camerino finoalle 21.35. Ha dovuto tagliare qualcosa dalla scaletta (questa quella integrale) per stare nei tempi e sono saltati il momento acustico (e forse è stato un bene) e quello elettrico (e forse è stato un male): il primo prevede Vasco da solo al centro del palco solo con la chitarra acustica; il secondo era un medley con Rewind, Ti prendo e ti porto via, Gioca con me e Delusa.
Non è mancata la poesia come si vede in questo video:



Tania Sachs, suo portavoce fin da quando era davvero il signor Rossi, ha precisato, in una nota pubblicata sulla pagina facebook ufficiale, che “sono saltati due blocchi per un totale di venti minuti. Vasco è salito sul palco ancora dolorante ma ha cantato per oltre due ore, forse la scaletta ideale”. Una spiegazione ruffiana ma anche realistica che però non ha stoppato il dibattito sui social network. Anzi lo ha infiammato: nel senso che sembrano tutti avvocati del Blasco.
I fan non lo abbandonano, difendono a oltranza il Komandante.

Piero Platania da Catania dice di avere il biglietto da quattro mesi e si sarebbe accontentato anche di cinque soli minuti. Paola Verona: “Anche dolorante, anche in ritardo ma sempre grande Vasco”. C’è poi una linea più diplomatica ed è raccolta nel pensiero di Mirko Liso: “Quello che forse non avete capito è che nessuno vuole criticare Vasco! Lui rimane un grande per quello che ha fatto e per quello che farà...e ci sta che alla sua età ci sia qualche acciacco! Semplicemente il concerto si poteva annullare,come succede da anni in qualsiasi tour del mondo! Nessuno gli chiede di cantare se non sta bene,ma solo di rispettare chi si fa 400 chilometri e spende 150 euro tra biglietti, autostrada e benzina...poi pensate quello che volete, io amo Vasco alla follia e andrò avanti ad ascoltarlo! Ho solo espresso un mio parere”.

Vincenzo Pomilio gli propone una cura: “Vasco io ho un'ernia cervicale...che mi blocca il braccio destro...c5/c6...sto passando i guai...adesso ho fatto delle punture di ozono ed un po’ si è alleviato il dolore...”. Più critici quelli del Vasco Forever che commentavano in diretta quanto stava accadendo. Si parla di tanti fischi “quanti lui non ne ha mai preso” ma alla fine prevalgono la comprensione e l’attaccamento.

La morale è che Vasco non si tocca. Lui è ancora qui. I fan anche. E si salutano, come tradizione, con Albachiara: