di Marco Agustoni

È raro trovare Pat Metheny con le mani in mano e non piuttosto su una chitarra di qualsiasi forma e dimensione. E infatti, a solo un anno dal precedente disco solista Orchestrion, uno dei più apprezzati musicisti jazz degli ultimi decenni torna con un nuovo lavoro, intitolato What’s it all about, in cui reinterpreta una serie di classici degli anni ’60 e ’70, da The Sound of Silence di Simon & Garfunkel a And I love her dei Beatles, suonandoli su una chitarra baritono. Ne abbiamo parlato con lui.

Visto che lei è abituato a suonare in gruppo, come mai ha sentito l’esigenza di un disco solista a un solo anno dal precedente?
In effetti è stato un disco inaspettato, per me. Non l’ho pianificato in alcun modo, soprattutto proprio perché ne avevo fatto da poco un altro. Alla fine del tour del 2010 mi sono ritrovato a casa a suonare, ho tirato fuori la mia chitarra baritono e il risultato è stato molto particolare. Così ho deciso di prendere una serie di canzoni di uno stesso periodo, tra gli anni ’60 e l’inizio dei ’70, e ho provato a reinterpretarle.

Come mai si è focalizzato proprio su questo periodo?
Si tratta di canzoni di quando ero ragazzino, alcune sono uscite quando magari avevo nove o dieci anni e neanche suonavo. Io ora ho tre figli e quando si hanno dei bambini si rivivono gli anni dell’infanzia. In un certo senso questi due album solisti sono una reinterpretazione dei miei ricordi di ragazzino.

Negli ultimi anni, con dischi come Orchestrion o This way up, ha composto dischi di una certa complessità. What’s it all about si differenzia…
Questo disco è all’estremo opposto, in effetti. Innanzitutto perché si tratta di un intero album di brano non composti da me, è la prima volta che ne registro uno.

La scelta dei singoli brani come è avvenuta?
La chitarra baritono è uno strumento particolare, a metà strada tra una chitarra e un basso, anche come dimensioni. Ho sempre trovato il registro della chitarra troppo alto… In ogni caso ho dovuto trovare canzoni che si adattassero allo strumento, che ha le sue peculiarità. Ci sono alcune canzoni che mi sarebbe piaciuto suonare, ma semplicemente non si adattavano.

Come Orchestrion, anche questo è un disco in qualche modo notturno…
In effetti sì. Il fatto di registrare a tarda notte ha anche a che fare con i miei figli, che quando sono svegli fanno tantissimo chiasso! [ride]

A proposito dei suoi figli, che musica ascoltano loro?
Oh, adesso tra loro vanno molto i Daft Punk… e devo dire che mi va bene. Siamo una famiglia aperta, dal punto di vista musicale.