di Fabrizio Basso

Ma quanto è ricca di idee la Sicilia? Quest’isola di miti e storie non finisce mai di stupire. Nel mondo dell’omologazione, c’è sempre qualcuno che ha un guizzo originale. L’ultimo brivido l’abbiamo avuto ascoltando Tony Canto, autore di un disco mitico per sonorità, parole, pathos, melodia. Insomma nella classifica ideale della musica cantautorale del 2011 Tony Canto è di certo nella top ten con ambizioni di podio concrete grazie al suo disco Italiano federale.

Dalla sua Sicilia come vede l’Italia?
Purtroppo non bene e ciò che più mi fa male è l’assenza di indignazione. Bisogna ritrovare la coscienza sociale.
Ma le sue canzoni sono un inno all’Italia.
Io amo l’Italia. Replico al federalismo, al divide et impera che serve solo a creare nuovi posti di lavoro. In Parlamento.
Nel suo rimeggiare troviamo Don Chisciotte e Ulisse.
Il siciliano non è mai felice in terra. Sono lamentosi: ecco quando si lamentano sono felici. Qui è il loro Don Chisciotte. Mentre il siciliano all’estero è l’Ulisse che pensa solo a tornare. C’è una apatia sociale che deriva da un retaggio antico.
Come si vede a 90 anni?
Circondato da tanti nipotini e attivo sessualmente. La vecchiaia è una questione mentale. Sono stato varie volte in Brasile e quando, a uno spettacolo, appare la Veja Guardia, la gente si inchina e cede il passo. I nostri vecchi, e ce ne sono tanti in posti di potere, sono supponenti e non hanno la saggezza della terza età.
Lei ha anche lavorato a colonne sonore.
Mi è servito come musicista. Ogni singola nota che esce dalla chitarra si moltiplica del 300 per cento perché deve toccare una emozione.
Lei è anche attore teatrale.
Sto lavorando con Claudio Fava a Lavori in corso.
Fa tante cose.
In realtà sono in primis un produttore, ho lavorato con Mario Venuti e Alessandro Mannarino.
Definisca il disco.
Un album carbonaro di resistenza, molto garibaldino.
Quasi sovversivo.
Forse. Ma la coerenza paga.

Tony Canto (feat. Mario Venuti) in Falso Movimento