di Marco Agustoni

Sono passati ormai trent’anni da quando, nel 1981, Giovanni Lindo Ferretti e Massimo Zamboni si incontrarono a Berlino e diedero vita ai CCCP. Lo storico gruppo punk segnò la musica italiana, ma la sua influenza non si limitò agli anni di attività (tutto sommato pochi, se si considera che la band si sciolse nel 1990), vuoi per l’approccio innovativo, vuoi per le diverse deviazioni musicali che i suoi membri portarono avanti nel tempo, tra CSI, PGR e via dicendo. Ora, a celebrare questo significativo anniversario, ci pensa il duo pugliese Redrum Alone - che sarà magari lontano dai CCCP sia a livello geografico che di generi musicali, ma non a livello di ispirazione – rifacendo un classico del gruppo, Emilia Paranoica (ascolta la versione originale). Ne abbiamo parlato con uno di loro, Piero “Peet”.

Emilia Paranoica by Redrum Alone

Come nasce il progetto Redrum Alone?
Nasce nel 2006 dall'incontro fra me, Piero "Peet", e Tommaso "Qzerty", il quale mi propone di portare live alcuni suoi brani.

Il nome del duo è un omaggio a Shining di Stephen King o alla drum machine di Reason?
Un po' ad entrambe le cose: diciamo che la drum machine di Reason rende omaggio a Shining, per cui anche noi di riflesso!

Come mai avete scelto di reinterpretare proprio questo brano?
Perché i CCCP sono stati uno dei gruppi che ha maggiormente segnato la mia adolescenza ed Emilia Paranoica mi sembrava un po' il brano che rappresentasse meglio l'immaginario a cui si rifà la band emiliana.

Come è stato approcciare un brano di culto come Emilia Paranoica dei CCCP? Sentivate il peso del confronto?
Assolutamente si! Temevamo in effetti che qualche fan "fedele alla linea" potesse storcere il naso rispetto a questa cover. Al contrario, devo dire che il pezzo è stato accolto piuttosto bene, anche da chi ha vissuto gli anni d'oro dei CCCP.

In che modo avete trasformato la canzone?
Aumentando i BPM e ragionando un po' come facciamo in genere sui nostri pezzi: batteria che spinge, basso synth a dente di sega e "ugole robotiche".

Qualcuno dei CCCP ha sentito la vostra versione e, nel caso, sapete cosa ne pensa?
Ebbene si... Massimo Zamboni ha ascoltato questa cover e l'ha definita "molto Kraftwerk", riferimento assolutamente gradito e costantemente presente nelle nostre produzioni.

Trent'anni di CCCP: oggi magari molti ragazzi non sanno nemmeno chi siano, ma a vostro avviso qual è la loro influenza sulla musica di oggi?
Credo ci siano oggi diverse band italiane che si ispirano, più o meno apertamente, alle sonorità e ai testi dei CCCP, primi fra tutti gli emiliani Offlaga Disco Pax. Anche l'attitudine teatrale, tipica deiloro live, è stata recuperata da diversi gruppi del panorama italiano.

Questo brano si inserisce in un progetto più ampio o in un futuro disco?
Sulle prossime produzioni c'è un grande  punto interrogativo... naturalmente stiamo già lavorando ai pezzi nuovi e diverse cose sono in cantiere. Il bello dell'elettronica, a mio parere, è che offre un po' la libertà rispetto alle release: oggi puoi uscire con un singolo sotto un'etichetta, domani con un EP fatto solo di remix... insomma, abbiamo smesso di considerare necessariamente l'album come un traguardo e pensiamo a lavorare in maniera parallela sulle produzioni e sulla possibilità di portarle dal vivo.

A proposito: come affrontate i vostri live?

I laptop li lasciamo a casa da diversi anni ormai, prediligendo un live che risulti essere magari più scarno, ma suonato dal vivo. Le macchine che siamo soliti portare con noi sui palchi sono sintetizzatori, drum machine, campionatore, vocoder ed effetti vari.