di Alessandro Puglia

Lu suli è già spuntatu ni lu mari, e vui bidduzza mia durmiti ancora. Quando Andrea Bocelli introduce E voi durmiti ancora di Gaeatano Emanuel Calì, con la premessa “Proverò a cantare in siciliano, scusatemi” è naturale che i 4mila spettatori del teatro greco di Siracusa, si alzino in piedi ad applaudire.

Tè e ciliegie. Pochi minuti è la città che fu del poeta pastorale Teocrito, sarà capitale della lirica. I flauti dell’orchestra del  teatro Massimo Bellini di Catania si riscaldano. Dietro le quinte il maestro Marcello Rota e il soprano Dèsirèe Rancatore  fanno le ultime prove sotto un oleandro rosa. Andrea Bocelli è chiuso nel camerino, in legno. C’è affissa un’insegna “Sartoria” che è lì da chissà quanto tempo.  Il maestro chiede del tè caldo e delle ciliegie. Arrivano subito. In un vassoio d’argento.

Fuori dal coro. Dietro il palco, Biagio D’Anna, 53 anni, corista del Teatro Massimo Bellini rimane in disparte: “Ho dietro due panini, ma non so dove  mangiarli. E’ la prima volta che accompagniamo Bocelli qui a Siracusa.  Credo che la forza di questo concerto sarà lo scenario: la pietra bianca, il tramonto, tornare indietro nel tempo.  Il luogo trasmette la predisposizione al volo.  Non è un concerto per gente, ca è canni infunnata (carne infornata)”.

Gli artisti.
La tappa siracusana è per Andrea Bocelli, l’unica tappa in Europa del 2011, in attesa di esibirsi al Central Park di New York, a settembre. “Un legame memoriale” come lo definisce il maestro che ha ricordato il tenore siciliano Vincenzo Scola, scomparso ad aprile, con la canzone dei primi successi internazionali Con te partirò.  Una scelta precisa quella di Bocelli, che per il concerto di beneficienza “Fiamme di solidarietà”, ha composto un gruppo quasi del tutto siciliano: il soprano Dèsirèe Rancatore, palermitana, 34 anni, vincitrice dell’Oscar della Lirica nel 2010, l’orchestra e il coro del Teatro Massimo Bellini di Catania diretti dal maestro Marcello Rota, il tenore siciliano Marcello Gualdani, la cantante Ilaria Della Bidia.

Il repertorio. L’inno di Mameli e l’intermezzo della Cavelleria Rusticana aprono il concerto. I ritornelli Se non tornassi mamma,  Ero già figlio prima d’amarti, trasmettono al pubblico parte della ascesa religiosa e cristiana di Bocelli, fino a Mamma di Cesare Andrea Bixio, Son tanto felice perché ritorno da te, che ricorda i ritorni in patria dei soldati italiani durante la seconda guerra mondiale.  Poi spazio al repertorio napoletano da Marechiare di Paolo Tosti a O surdato ‘nnamourato,  concludendo con Can’t help falling in love with you di Elvis Presley, cantata in duetto con Ilaria Della Bidia.

A fine concerto, la gente applaude, in piedi. E c’è chi, tra i vezzi siculi, ama sbilanciarsi: “Bocelli è meglio di Pavarotti, la sua voce è più dolce”. Saranno state le ciliegie?