di Eva Perasso

“Rum pum pum pum, rum pum pum pum, uomo a terra! Oh mamma mamma mamma, ho appena ucciso un uomo alla stazione centrale, di fronte a tanta gente, oh perché perché?” Avete indovinato? È il testo tradotto di Man down, la hit di Rihanna che ha sbancato classifiche radiofoniche e download da iTunes.

Per creare questo testo così ricco di suspense sono bastati in effetti 12 minuti. Gli autori sono partiti dall'ascolto della base tutta caraibica, c’è stato poi uno scambio di idee (a scriverla è stato un duo noto nel mondo degli autori, conosciuti sotto il nome di “Rock City”), presto è arrivata la trovata di creare un testo che rispondesse a un grande classico come “I shot the sheriff”, e con carta e penna le tre strofe sono sgorgate dall’inchiostro giusto nel tempo di preparare un caffè e sorseggiarlo.

Insieme ai due autori, per lavorare per creare dal nulla l’intero album di Rihanna “Loud” (che contiene il singolo Man down), è stato organizzato addirittura un cosiddetto “writing camp”: nella primavera del 2010 circa 40 autori e produttori sono stati riuniti in un bell’albergo, coccolati e invogliati a produrre e scatenare la loro creatività. Per il loro lavoro, ovviamente, sono stati pagati profumatamente.

Per esempio per quei dodici minuti di creatività dei due di Rock City, il conto da pagare è di 18mila dollari al produttore che ha portato gli autori e altri 15mila dollari ai due scrittori che hanno buttato giù le poche righe di testo. Ma nello scontrino finale della spesa per arrivare alla grande hit, o a confezionare l’album da disco d’oro, quella del canzoniere è solo una delle molte voci esose. E neppure la più alta, a dire il vero.
Dopo le parole, è la volta dell’interpretazione: ci sarà un produttore vocale incaricato di far sì che la cantante intoni il pezzo nel migliore dei modi, impegnato a seguire passo per passo l’interprete e suggerire come impostare la voce, dischiudere le labbra, di quali emozioni caricare un determinato passaggio del testo. Sarà sempre lui a creare la giusta atmosfera intorno alla cantante, per permetterle di concentrarsi a dovere ed entrare nella parte da recitare. Si racconta che Rihanna, per intonare il singolo, abbia richiesto anche un gruppo di colombi a battere le ali intorno a lei. E per Man down il vocal producer è stato pagato 15mila dollari, circa 10mila euro.

Finita la parte più creativa, arriva la produzione vera e propria: musica, voce, effetti andranno mixati e masterizzati. E i tecnici al lavoro andranno pagati: 10mila e 15mila rispettivamente, per un totale relativo a Man Down di 78mila dollari, 55mila euro.

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E non è ancora finita. Secondo la reporter della radio pubblica americana NPR che si è presa la briga di fare i conti in tasca a Rihanna e ha calcolato, voce per voce, quanto ha speso la cantante per garantirsi un successo da top ten, a queste voci manca quella più salata: la promozione e diffusione del brano. Risultato: oltre 1 milione di dollari, nientemeno che 700mila dollari. Perché la hit, buona o scadente che sia, ha bisogno di passare un numero di volte al giorno nelle principali stazioni radio, usciti da casa i fan devono vedere il viso della cantante sui cartelloni pubblicitari, chi ha uno smartphone Apple o un iPod deve trovare il brano nella top ten di iTunes, altrimenti difficilmente lo acquisterà. La grande fetta di spese dunque è quella per diffondere il brano, divisa in tre terzi: un terzo per il marketing, un terzo per portare la cantante ovunque nel mondo a cantare il singolo, un terzo per i passaggi radiofonici. E alla fine del lavoro, spesi ben più di un milione di dollari, non è neppure detto che sarà un successo.