di Fabrizio Basso

Compaiono che è ancora chiaro da sotto la pancia del gigante buono di bradburiana memoria che vigila su San Siro e su questo rigurgito di anni Novanta. Sono Gary Barlow, Mark Owen, Jason Orange e Howard Donald, i Take That orfani del principe Robbie. Lui arriva con calma dopo sei canzoni. Da solo. Perché si chiamano Take That ma il re è lui. Appare magicamente da un riquadro del mega-schermo, fa un salto di qualche metro imbracato come uno scalatore e si auto presenta così: “Sono Robbie Fuckin’ Williams”. Poi si fa circondare da splendide ragazze in rollerblade che sventolano la bandiera con le sue iniziali. Quindi fa il giro in biga e invita San Siro a cantare "campioni del mondo". Pochi minuti primi gli altri quattro senza di lui hanno intonato l’inno d’Italia.

I grandi concerti, forse, sono un’altra cosa ma i grandi spettacoli sono questi. E ce ne sono pochi al mondo di questa caratura. Pioggia di stelle filanti fin dalle prime note, viaggi in mondi fantastici che vanno dai baccanali in maschera alla Eyes Wide Shut fino a un incrocio tra l’ape maia e Alice in Wonderland. Robbie è padrone del palco. E’ un animale. Chiede di cantare per lui “Walk on a wild side” di Lou Reed e il du-du-du è un coro che raggiunge Marte. Che porta all’eclissi il sole alle sue spalle, sul videowall. In effetti Robbie è il sole, non necessità di surrogati. Si cimenta anche con l’opera, lui col suo italiano da campo profughi. Su Feel vola sul pubblico, sdraiato su una piattaforma: accarezza le mani protese verso di lui, come se uno sfioramento fosse una grazia divina. Con Angels chiude il suo one-man-show e ritrova Gary, Mark, Jason e Howard.. Si presentano con The Flood, ma prima Robbie si concede il giro d’onore, i fuochi artificiali e di nuovo si inginocchia verso la folla, questo adorabile presuntuoso.

Dall’isola nel cuore della gente parte una processione di francescani verso il palco, dove inizia un gioco di salti e balzi e scalate: sembrano le truppe speciali anti-terrorismo. Sul palco scorre acqua ma dal cielo piove davvero: un piccolo refrigerio in una notte bollente. Ma nessuno si muove anche perché Robbie è riapparso e non lo si tradisce. Poi a uno a uno arrivano tutti gli altri e dopo un’ora abbondante di show per la prima volta i Take That si sono ricostituiti. E per celebrare l’attimo fuggente un cannone spara una bordata di fuoco.

Il clima si fa mistico con Underground machine. Sembra di essere in Tibet, una sacralità apocrifa pervade il palco. E intanto, da qualche minuto, il gigante buono ha acceso gli occhi: dardeggiano rossi nella notte di San Siro. I Take That sembrano un po’ samurai e un po’ shogun. Con Kidz si gioca una partita a scacchi umani, come nel medioevo: le pedine deambulanti sono gladiatori spartani (intesi come poveri di abiti) ma una povertà opulenta. I caschi sembrano recuperati da Rolleball: solo che a casa Take That le mazzate sono simboliche.

Una venere bionda passeggia leggiadra sul "ponte" che collega il palco all'isola (del palco) mentre il robot comincia a dare segni di vita e carica un paio di Take That sulle sue mani e li eleva. Poi a essere simbolicamente elevato è Jason che riceve un happy birthday con due giorni di ritardo. Il finale è più corale, la folla ipnotizzata anche quando sembrano più i Centocelle Nightmare che l'ultima boyband al mondo. E’ il momento dei bis, è il gran finale. E come in un romanzo epico si fanno accogliere dal corpo del robot minore mentre indossano gilet che sembrano giubbotti antiproiettile fosforescenti: d’altra parte si intitola Love Love e bisogna essere una cosa sola con l’umanità. Col presente e col futuro.Si tengono per mano da buoni fratelloni su Never Forget e il corpo di ballo pare una immensa via lattea. Il gigante si alza nella sua maestosa interezza e allarga le braccia come un santone. Il primo bis è una canzone di Robbie, No Regrets, ma la cantano insieme. Salutano con Relight my fire e Eight Letters. Separati in casa ma immensi.

La scaletta di San Siro

(Solo Gary Barlow, Mark Owen, Jason Orange e Howard Donald)
1 Rule the world
2 Greatest day
3 Hold up a light
4 Patience
5 Shine

(Solo Robbie Williams)
6 Let me entertain you
7 Rock DJ
8 Come undone
9 Fell
10 Angels

(Take That al completo)
11 The flood
12 SOS
13 Underground machine
14 Kidz
15 Pretty Things
16Million love songs/Babe/Everything Changes/Back for good
17 Pray
18 Love love
19 Never forget
20 No regrets
21 Relight my fire
22 Eight Letters