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di Eva Perasso


L’ira funesta di Yoko Ono Lennon in difesa del marito John miete l’ennesima vittima: a scatenare la sua aggressività contro chi usa immagini e parole del cantante assassinato questa volta è un piccolo pub di quartiere situato a Dundee, in Scozia, poco a nord di Edimburgo. Qui il “Lennons” da 5 anni serve birre alla spina, hamburger, chips e serate musicali, con live dei migliori artisti locali e l’immancabile karaoke. Il pubblico è di tutte le età, il locale accogliente, e tutto tappezzato di memorabilia del cantante dei Beatles. Quadri con sue foto, targhe di Abbey Road, poster dei Fab Four, t-shirt ufficiali sotto vetro, anche un orologio con la faccia di John, proprio davanti al miscelatore che serve ogni sera litri di Guinness e una buona selezione di ale e lager. Oggetti acquistati negli anni dal proprietario, il signor Craig, appassionato di Beatles, che nel suo pub avevano trovato finalmente il loro posto.

Ma a inizio luglio arriva la doccia fredda: una lettera dei legali di Yoko Ono minaccia il proprietario di fargli causa se non smantellerà entro 14 giorni tutti gli oggetti che ricordano il marito, insegna del pub (“Lennons”) inclusa. I diritti sull’immagine dell’ex marito, tuona Yoko, sono di mia competenza. E il signor Craig, esterrefatto, decide comunque di obbedire, e dichiara: “È ridicolo. Il pub si chiama Lennons da 5 anni. Comunque rimuoverò l’insegna questa settimana”. E in mezzo alla solidarietà sulla bacheca di Facebook del locale, avventori e amici propongono anche nuovi nomi alternativi che non facciano arrabbiare Yoko.

La ex moglie, cantante, attivista, pacifista, onnipresente Yoko, tra i suoi molti impegni vanta anche quello di difendere la figura del marito, non senza le molte polemiche da parte dei fan di John. Sui social network viene spesso aspramente criticata, e addirittura c’è una società che fa soldi vendendo la t-shirt con la scritta “Still hate Yoko”. Il messaggio non lascia spazio alla mediazione.

D’altronde, al di là del piccolo barista scozzese, Yoko non ha mai risparmiato nemmeno le grandi società quando era il momento di intascare diritti o ricordare chi è l’erede dell’ex Beatles: nel 2006 intraprese una causa chiedendo danni per 7 milioni di euro alla Capitol Records, del gruppo EMI, per le royalties non percepite sui brani del marito. I diritti d’autore sulle canzoni, secondo Yoko, furono volontariamente calcolati al ribasso. Nel 2008 fu la volta della canzone “Imagine” usata all’interno del film-documentario anti-darwinista “Expelled: no intelligence allowed”. La causa contro produttori e distributori partì quando il film (che racconta del rapporto tra fede e scienza) era già uscito in 160 sale americane, e solo la versione in Dvd non porta all’interno quel pezzo di clip di “Imagine” incriminato.

Nello stesso anno fu la volta della cantante metal Lennon Murphy. Lei, la giovane Lennon, cercò di registrare il suo nome di battesimo (datole dalla mamma, in onore del cantante dei Beatles) come marchio esclusivo, e Yoko volle precisare che c’era un solo Lennon al mondo tra i cantanti. Ma in questo caso, Yoko capì da sé che nessuno si sarebbe mai confuso.