di Fabrizio Basso

Finisce a Lisbona il tour europeo di Bon Jovi. La band americana ha debuttato l'8 giugno 2011 a Zagabria e poi ha attraversato tutto il vecchio continente con una sola tappa in Italia, il 17 luglio allo stadio Friuli di Udine. Esauritissimo. Come per altro tutti gli altri stadi europei. E Jon Bon Jovi, Richie Sambora e tutti gli altri ragazzi hanno ringraziato il pubblico con tre ore di rock. Sì, tre ore di rock per raccontare quasi trent’anni di carriera, visto che la data di nascita del gruppo americano è il 2013.

I Bon Jovi mancavano in Italia dal 2004, dove suonarono all’Heineken Jammin Festival, ma per un concerto vero bisogna risalire al 2001, a Padova. Protagonista del concerto è l’album The circle del 2009. Il palco è un semicerchio con una gigante megaschermo e due più piccoli laterali. Poi, davanti, c’è un anello che li porta nel cuore della folla, dove si danno appuntamento per un momento acustico, per eseguire qualcuna di quelle power ballad che ne hanno fatto un mito. Ma pure quando la chitarra ha il sopravvento, l’energia non si placa: si balla sempre, solo che il ritmo è un po' più rilassato.

Puntuali come le vere rockstar alle 21 in punto hanno iniziato con Raise your hands seguita da un grintosa Bad name. Le chitarre friggono. Fasci di luce chiara illuminano i loro passi come fossero su un set cinematografico. Niente è lasciato al caso, tranne la musica che per fortuna prende la mano! Momenti di commozione accompagnano We weren’t born to follow che loro fecero per la prima volta nel 2009 a Berlino nel super concerto alla Porta di Brandeburgo che celebrava i vent’anni della caduta del Muro.

Si prosegue con Pretty woman, We got it going e Bad Medicine, davvero travolgente. Poi arriva la dolce lentezza di Bed of Roses. In questo romantico momento Jon Bon Jovi va ancora più vicino al suo pubblico. Si inginocchia davanti a un pubblico così devoto. Poi chiama al suo fianco l'amico Richie Sambora per I’ll be there for you. Il finale è lungo e dolce: sono tre i bis: Keep the faith, In these arms e Livin’ on a prayer. E' il momento dei saluti, si portano sulla punta del palco, si abbracciano e si inchinano. La loro spada ancora una volta ha punto il cuore dei fan.